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  Gli Articoli di MondoMarino.net
Le mangrovie
- Foreste salate -
di Antonio COLACINO


  
Barriera corallina a protezione della palude di mangrovie.
Foto di Antonio COLACINO
Le coste orientali del Sinai, nel Golfo di Eilat (Aqaba), ad El Nabek, rappresentano il limite settentrionale di diffusione di una associazione vegetale molto particolare, quella delle mangrovie.
Questi biomi sono presenti in diverse parti del mondo, dalle paludi di marea allo sbocco dei fiumi (per esempio: Menan; Mekong; Fiume Rosso) fino ad alcune aree costiere (ad esempio: Golfo del Siam; Mar della Cina meridionale; Golfo del Tonchino).
La loro presenza si registra comunque esclusivamente in aree dove la concentrazione salina è intorno al 35‰ che corrisponde ad un potenziale osmotico di circa -25 atm.
Le specie che partecipano a questa associazione sono una ventina, per la maggior parte appartenenti alla famiglia delle Rhizophoracee; altre famiglie rappresentate sono:

  • Avicenniacee;
  • Sonneratiacee;
  • Combretacee;
  • Meliaceae.

Generalmente le associazioni orientali (coste dell'Oceano Indiano e parte occidentale del Pacifico) sono le più ricche in specie, mentre quelle occidentali (Americhe e coste orientali dell'Atlantico) sono caratterizzate da un numero di specie inferiore.
Le associazioni meglio sviluppate sono quelle equatoriali in Indonesia, Nuova Guinea e Filippine, dove si riconoscono differenti fasce di vegetazione, ognuna caratterizzata da una diversa combinazione di specie (pare che la distribuzione geografica delle diverse associazioni sia legata principalmente al range di salinità tollerato dalle diverse specie).

Con l'aumentare della latitudine (andando verso nord nel nostro emisfero e verso sud in quello australe) diminuisce il numero di specie fino a che rimane una sola specie di Avicennia.
Nel Sinai areale, al quale si riferiscono le immagini, si riscontra appunto una sola specie, la Avicennia marina che in altre zone occupa (insieme al genere Sonneratia) la fascia più vicina al mare.
Questo vegetale, nell'area in questione, ha le dimensioni di un arbusto e vive in ampie lagune protetto dal mare aperto dalla barriera corallina.
Il principale problema di Avicennia (o mangrovia bianca) è la tendenza alla disidratazione dovuta alla elevata salinità dell'ambiente in cui vive. L'evoluzione naturale ha determinato adattamenti che permettono alla pianta di sviluppare potenziali osmotici molto negativi (-30/35 atm). Questo permette l'assunzione dell'acqua che viene così filtrata in modo che nella pianta entri acqua quasi pura.
Solo la quantità di sale strettamente necessaria a produrre tali elevati potenziali viene introdotta nel corpo della pianta e successivamente immagazzinata nei vacuoli delle cellule delle foglie.


  
Particolare di una foglia.
Foto di Antonio COLACINO
L'eccesso di sale viene poi eliminato mediante ghiandole poste sulle foglie che essudano acqua salata (con una concentrazione salina del 41‰, quindi superiore a quella dell'acqua di mare, ma con la stessa concentrazione relativa di cloruro di sodio e cloruro di potassio, rispettivamente 90% e 4%).
E' stato anche dimostrato che il sale può essere trasportato dalle foglie giovani a quelle più vecchie. Inoltre l'eccesso di sale può essere ridotto con la caduta delle foglie più vecchie .

Un secondo problema per Avicennia è quello dell'ancoraggio al substrato. Infatti il fango sul quale questa pianta cresce presenta condizioni del tutto inospitali per le radici (anossia - ovvero mancanza di ossigeno - e pH fortemente acido). A causa di questo la crescita delle radici di Avicennia deve avvenire orizzontalmente non garantendo la necessaria "tenuta" della pianta in condizioni di elevata energia del moto ondoso; di consenguenza, le mangrovie, per sorreggersi devono estendere le loro radici in superficie, su di una vasta area, formando un folto intrico ed assorbendo il nutrimento, portato dalle maree, dalla superficie del suolo fangoso.


  
Mangrovie con pneumatofori in primo piano.
Foto di Antonio COLACINO
Queste mangrovie che vivono in acqua marina, hanno sviluppato un ulteriore adattamento della radice, detto pneumatoforo; queste strutture si sviluppano verticalmente verso l'alto e fungono da veri e propri organi di respirazione.
Quando gli pneumatofori sono completamente sommersi dalla marea, l'ossigeno presente al loro interno è utilizzato per la respirazione cellulare, ne consegue una pressione negativa perché l'anidride carbonica (che si produce appunto nella respirazione), è solubile in acqua vi si diffonde. Non appena la radice emerge dall'acqua con la bassa marea, si produce una compensazione della pressione mediante l'assunzione di aria (e dell'ossigeno in essa presente). Il contenuto di ossigeno in queste radici perciò, varia periodicamente tra il 10 ed il 20%.

Le lagune di mangrovie sono molto interessanti anche per la fauna ad esse associata.
Una immersione tra le mangrovie, specialmente se notturna, è fonte di grande interesse per il subacqueo naturalista e fotografo. In acque molto basse, si possono trovare molte specie di pesci, dagli stadi giovanili a quello adulto, crostacei, stelle marine , ricci, cipree, coni (attenti a non toccarli, pungono e possono essere mortali!), strombidi, razze (anche di grosse dimensioni) murene, anguilliformi e, non ultimi, i famosi perioftalmi i quali, mantenendo la pelle umida riescono ad assorbire ossigeno anche fuori dall'acqua e, mediante le pinne pettorali, a "camminare" sul fango.


  
Piccolo squalo intrappolato.
Foto di Antonio COLACINO
Passeggiando tra le lagune, spesso si incontrano grossi pesci che rimangono intrappolati nelle pozze al sopraggiungere della bassa marea, come squali e grosse razze, gli sfortunati che non riescono a tornare in acque più profonde, diventano cibo per gli innumerevoli granchi, insetti e falchi pescatori (praticamente onnipresenti nell'area).

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