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Biodiving: photosub, marine biology, diving school

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Il Mondo dei Cavallucci Marini
di Annarita DI PASCOLI


  
Cavalluccio marino (Hippocampus guttulatus)
Foto di Vito LORUSSO
Sembrano indifesi nella loro immobilità, vederli è ogni volta una gioia, una sorpresa, un’emozione che si rinnova.
Penso alla loro bellezza, al meraviglioso mondo in cui vivono, alla particolare suddivisione dei compiti all’interno della coppia… Tutto questo mi porta a fare le immersioni in una baia dell’Alto Adriatico, piccola, con fondo fangoso, spesso con scarsa visibilità, a profondità massima di soli dieci metri.
Sono loro che mi hanno rapito il cuore: i cavallucci marini.

@ Chi sono e come sono fatti?

I cavallucci marini, o ippocampi, anche se può sembrare strano, sono dei pesci, con una forma indubbiamente diversa rispetto a quella che usualmente associamo agli abitanti del mondo sommerso.
Appartengono ai Syngnathiformes (famiglia Syngnathidae) cioè all’ordine di quei pesci privi delle pinne ventrali e caratterizzati da un muso piuttosto lungo (basti pensare, oltre al cavalluccio, al pesce ago).
Gli ippocampi hanno uno scheletro osseo esterno costituito da placche dure; le pinne pettorali sono piccole e controllano il movimento rotatorio, mentre la pinna dorsale, più grande, è posta a metà lunghezza del corpo e permette, con una rapida ondulazione, lo spostamento; gli occhi si muovono indipendentemente l’uno dall’altro.
Il capo è la parte più mobile del cavalluccio, il che rappresenta, tra i pesci, un caso particolare.
Il muso, tubiforme, più o meno lungo a seconda della specie, funziona come una pipetta aspirante per l’assunzione di cibo, costituito in genere da piccoli crostacei, che, a causa della forte aspirazione vengono risucchiati nella bocca, priva di denti, e lacerati.


  
Cavalluccio marino (Hippocampus guttulatus)
Foto di Daniele LOREFICE
Gli ippocampi si avvinghiano ad alghe, gorgonie, sassolini, ma possono anche nuotare abilmente tenendo la coda penzolante.
Il normale portamento eretto del corpo è assicurato dalla spinta della vescica natatoria; le diverse posizioni che possono essere assunte in acqua sono dovute al rapido movimento del gas tra la parte anteriore e posteriore della vescica.
E’ possibile distinguere i maschi dalle femmine grazie alla presenza, nei primi, di una piccola sacca marsupiale sotto il petto, dove vengono custodite le uova che la femmina vi depone. Il maschio è pronto per un nuovo accoppiamento subito dopo la nascita dei piccoli. Le dimensioni dei cavallucci variano parecchio, da pochi centimetri delle specie più piccole, fino a 30 centimetri.
Esistono 35 specie di ippocampi, diffuse soprattutto nelle acque temperate e tropicali; di queste solo 2 sono presenti nel mar Mediterraneo: Hippocampus hippocampus e Hippocampuds guttulatus.
I principali nemici di questi pesci sono i granchi, le razze e i tonni, anche se le tempeste, strappando i cavallucci dalle loro salde prese e trascinandoli a riva, contribuiscono ad aumentarne la mortalità.

@ Un unione che dura una vita

I cavallucci hanno una vita media di 3-4 anni circa. Durante questo periodo l’accoppiamento avviene sempre con lo stesso partner e il legame che unisce la coppia sembra essere talmente forte che se uno dei due muore anche l’altro cessa di vivere.


  
Cavalluccio marino (Hippocampus guttulatus)
Foto di Vito LORUSSO
L’unione viene consolidata, nel periodo dell’amore, da una danza di corteggiamento che ha luogo alle prime luci dell’alba. Si può avvertire un lieve rumore sordo, in questo frangente, prodotto dal cavalluccio che alza di scatto il capo e probabilmente è amplificato dalla vescica natatoria che funge da cassa di risonanza.
Mentre nuotano sul fondo a coppie, i cavallucci si afferrano vicendevolmente le code, salgono, facendo ondeggiare le pinne, verso la superficie. L’ascesa inizia con il caratteristico movimento a scatti della femmina, dopo il quale il maschio spinge la sua coda verso il ventre comprimendo la tasca ventrale dalla quale fuoriesce un liquido. La risalita avviene con i due compagni vicini che nuotano l’uno intorno all’altro.
Il trasferimento delle uova avviene mentre la coppia sale: la femmina introduce la papilla genitale, lunga pochi millimetri, nella tasca del maschio, dove le uova vengono fecondate.

@ La gestazione e la nascita

Le pareti interne del marsupio sono tappezzate di capillari che apportano nutrimento e ossigeno. I cavallucci maschi hanno bisogno di molto ossigeno dal momento che la covata richiede un terzo di questo gas disciolto nel sangue paterno.
Le uova si sviluppano e schiudono, ma i piccoli permangono ancora nella tasca paterna dalla quale usciranno, dopo 2–5 settimane a seconda delle specie, già simili agli adulti, anche se piccoli pochi millimetri, trasparenti e molto delicati.


  
Cavalluccio marino (Hippocampus guttulatus)
Foto di Daniele LOREFICE
Il travaglio può durare anche tre giorni. La nascita si annunzia un paio di giorni prima, quando il maschio muove in maniera caratteristica la coda. Dopo aver effettuato delle brevi nuotate a sbalzi, l’ippocampo sposta con forza in avanti la base della coda, facilitando l’espulsione dei piccoli. Vedono la luce dai 50 ai 1500 individui per volta.
I piccoli cavallucci sono voracissimi: sono capaci di aspirare con la bocca fino a 3000 larve di crostacei al giorno. Molti maschi muoiono dopo la nascita dei piccoli, a causa di quelli che purtroppo muoiono prematuramente all’interno della tasca ventrale e che possono provocare un’infezione letale per il genitore.

@ I cavallucci del Mediterraneo

In mediterraneo sono presenti le due specie Hippocampus hippocampus e Hippocampus guttulatus.
Nelle nostre acque la riproduzione avviene in tarda primavera, quando l’acqua inizia a riscaldarsi. I maschi diventano irrequieti e bellicosi, nuotano esibendo il ventre gonfio che è probabilmente un segno di fertilità.

@ Hippocampus guttulatus


  
Cavalluccio marino (Hippocampus guttulatus)
Foto di Marcello ARICI
Questo ippocampo è facilmente riconoscibile per la presenza di appendici carnose sul capo e sul dorso. Vive principalmente tra le praterie di Posidonia oceanica e Zoostera sp., anche se si può trovare avvinghiato a qualsiasi superficie che ne offra la possibilità, come sassi e ciottoli.
Nell’accoppiamento ha un ruolo fondamentale l’intrecciarsi delle code (non avviene in Hippocampus hippocampus), che assume probabilmente il valore di barriera etologica dal momento che evita l’accoppiamento fra esemplari appartenenti alle due specie presenti in Mediterraneo.
Il corpo è di colore variabile dal bruno chiaro a scuro, ma può essere dall’ocra al giallo nel periodo riproduttivo, cioè tra maggio e luglio. Si può trovare lungo le coste rocciose sia in mediterraneo che nell’Atlantico.
Può raggiungere i 16 centimetri di lunghezza.

@ Hippocampus hippocampus

A differenza di Hippocampus guttulatus, le appendici carnose del corpo sono meno pronunciate e piuttosto arrotondate, il muso tubiforme è decisamente più corto, mentre la regione superiore del capo è sollevata, formando una specie di cresta smussata.
Questa specie ha una colorazione dal bruno scuro a nero, con macchiette bianche o talvolta scure. Prima e dopo il periodo riproduttivo la tasca, di dimensioni irrilevanti e di colore scuro, è sgonfia.
Hippocampus hippocampus si può trovare sia nel Mediterraneo che lungo le coste atlantiche della penisola Iberica. Predilige fondali fangosi e detritici dove è particolarmente invisibile grazie alla sua livrea.
Durante l’accoppiamento le code dei partners non si avvinghiano. Il periodo riproduttivo va da aprile ad ottobre, quindi è leggermente più lungo e sfalsato rispetto a quello di Hippocampus guttulatus.


  
Cavalluccio marino (Hippocampus guttulatus)
Foto di Guido PICCHETTI
Poter ammirare i cavallucci nel loro ambiente naturale è un’esperienza bellissima, l’eleganza dei movimenti e la tenerezza che suscita la vista di una coppia con le code incrociate mi fa riflettere su quanto il mare e la vita che esso racchiude sia una continua sorpresa ai miei occhi, agli occhi dei sub che ogni giorno vengono accolti da questo grande grembo e da tutti quelli che vi si accostano con l’umiltà e la consapevolezza di essere ospiti, non padroni.

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