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  Se@News

mercoledì 25 aprile 2012

L’orca bianca "Iceberg" e la vita feroce e meravigliosa delle isole del Commodoro


Nel Pacifico settentrionale, ad est della penisola russa di Kamchatka e vicino alle isole del Commodoro, è stata avvistata la prima orca adulta completamente bianca. Si tratta un maschio, probabilmente albino, subito soprannominato "Iceberg", che è stato fotografato e filmato da un team di giovani ricercatori delle università di Mosca e San Pietroburgo. Gli scienziati russi partecipano al Far East Russia Orca Project (Ferop) che da più di 12 anni studia la complessità acustica e sociale delle popolazioni di balene e delfini della regione, ma che è iniziata per difendere le orche prese di mira per essere portate nei delfinari e negli acquari. I ricercatori del Ferop sono rimasti sbalorditi quando hanno visto emergere un'enorme pinna dorsale di 2 metri completamente bianca in mezzo ad un branco di pinne nere. "Iceberg" infatti vive insieme ad una "famiglia" (chiamata anche "pod") con 12 parenti. Il pod di "Iceberg" è uno dei 61 identificati dal Ferop al largo delle isole del Commodoro, un'area che è anche la più grande riserva marina della Russia (Commander Islands State Biosphere Reserve) che dovrebbe essere ulteriormente estesa e che gli scienziati chiedono che faccia parte di una rete di aree marine protette in grado di proteggere un habitat delicatissimo e che corre molti rischi. Al largo delle coste dell'Estremo Oriente russo vivono circa 15 specie di balene, delfini, focene, e numerosissime foche, leoni marini trichechi, ma tutti devono fare i conti con il sovrasfruttamento delle risorse marine locali e soprattutto con l'estrazione di petrolio e gas che costituisce una minaccia per mammiferi marini a causa dei crescenti livelli di rumore, del traffico navale e per i possibili sversamenti di greggio. Ferp sottolinea: «Dato che il livello del rumore aumenta, la capacità di balene per comunicare su lunghe distanze può essere compromessa».

Erich Hoyt, co-direttore di Ferop e research fellow dalla Whale and dolphin conservation society (Wdcs), partecipava alla crociera di studio durante la quale è stata avvistata l'orca bianca, ha detto che «In qualche modo, Iceberg è un simbolo di tutto ciò che è puro, selvaggio e straordinariamente eccitante, di cosa c'è là fuori in mare in attesa di essere scoperto. La sfida è quella di mantenere l'oceano sano in modo che queste sorprese siano sempre possibili».

Balene ed altri cetacei bianchi sono stati avvistati più volte, ma fino ad ora nelle orche si trattava solo di individui giovani, tra i quali Chima, un'orca in cattività che soffriva della sindrome di Chediak-Higashi, una condizione genetica che causa l'albinismo parziale e un certo numero di complicazioni sanitarie, che è morta in un acquario canadese nel 1972. Le orche maturano intorno ai 15 anni e i maschi possono vivere fino a 50 o 60 anni, anche se la media e di 30. Intervistato da Bbc news Hoyt ha spiegato: «Abbiamo visto altri due orche bianche in Russia, ma erano giovani e questa è la prima volta abbiamo visto un adulto maturo. Ha l'altezza completa di 2 metri della pinna dorsale di un maschio adulto, il che significa che ha almeno 16 anni, in realtà la pinna è un po' irregolare, quindi potrebbe essere un po' più vecchio. Iceberg sembra di essere pienamente socializzato, sappiamo che queste orche "mangia-pesci" stanno con le loro madri per tutta la vita e, per quanto abbiamo potuto vedere, è proprio dietro a sua madre, presumibilmente con i suoi fratelli accanto a lui».

Una parte fondamentale della ricerca Ferop del Wdcs, cofinanziata da Humane society international, Animal welfare institute e Rufford foundation, si concentra sulla natura dei "dialetti" unici delle orche e Olga Filatova che ha fatto il suo dottorato di ricerca con Ferop nel 2005 e che a marzo ha pubblicato su su Animal Behaviour uno studio sull'evoluzione dei repertori vocali, confrontando i dialetti delle comunità di orche o delle popolazioni delle specie di cetacei, nel nord pacifico, spiega che «Diversi tipi di suoni vengono usati per diversi scopi, che vanno dalla comunicazione a distanza ravvicinata a quella a lungo raggio, i richiami possono funzionare in modo da mantenere un pod più insieme».

Il team della Filatova sta cercando la prova scientifica che le orche " magia-pesci" residenti, come il pod di Iceberg, e le orche "mangia-mammiferi-marini" di passaggio sono specie separate. La "mangia-pesci" che rappresentano il 95% delle orche presenti nell'area, si cibano soprattutto di sgombri e salmonei, mentre le "mangia-mammiferi-marini" predano balenottere minori, delfini, focene, foche e leoni marini.

«Le conclusioni avranno forti implicazioni per la conservazione della specie - sottolinea la Filatova.- Se possiamo dimostrare che sono due specie, come molti pensano sia probabile, poi ognuna avrà bisogno di un piano separato di conservazione con preoccupazioni potenzialmente maggiori e benefici per entrambe le specie».

I ricercatori del Ferop e gli ambientalisti sperano che l'unicità di "Iceberg" contribuirà ad arrivare alla consapevolezza della necessità di proteggere le orche e le altre specie di cetacei nel Pacifico settentrionale russo. Il Ferop è co-diretto dal russo Alexander M. Burdin e dal giapponese e Burdin riassume alcuni dei risultati attenuti dal team di scienziati: «Siamo stati i primi ricercatori a foto-identificare le orche nelle acque russe e oggi abbiamo circa 1500 singole orche identificati, catalogate e conteggiate. Abbiamo esplorato la natura sociale delle orche russe in più di 20 pod in 3 clan nel solo Golfo di Avacha, la nostra principale area di studio».

I ricercatori hanno anche identificato più di 850 megattere che vanno ad alimentarsi in estate intorno agli arcipelaghi del Commodoro e delle isole Karaginsky e scoperto che provengono in gran parte da 30 siti di allevamento invernali nelle acque giapponesi al largo di Okinawa e delle isole Ogasawara. E' stata avviata anche la prima identificazione fotografica degli zifi berardio boreale (Berardius bairdii), poco studiati e conosciuti e che sono braccati dalle baleniere nelle acque del Giappone. Intanto un progetto satellite del Ferop ha raccolto e studiato le ossa di ritina di Steller, un gigantesco dugongo estinto nel 1768, per cercare di ottenere più indizi sul perché della sua scomparsa dopo soli 27 anni che era stato "scoperto" dallo scienziato George Wilhelm Steller.

«Per quanto riguarda il pod di "Iceberg" - conclude Burdin - non abbiamo i dati genetici, ma speriamo di incontrarlo di nuovo durante l'estate del 2012 e saperne di più sul fenomeno della orche bianche, perché si verifica, che cosa significa e se "Iceberg" è un vero albino, forse potremo intravedere un occhio rosa, o "solo" una delle più belle orche che chiunque abbia mai visto».

Fonte: Greenreport

News controllata da: Franco IANNELLO


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