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Biologia Marina
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Icona di Messaggio Topic: Pillole e curiosita’ dal mondo marino(Topic Chiuso Topic Chiuso) Rispondi al Topic Posta un nuovo Topic
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Alex
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bullet Topic: Pillole e curiosita’ dal mondo marino
    Postato: 03 Agosto 2004 alle 10:37

Ciao a tutti, recentemente (mica tanto) mi sono imbattutto in alcuni articoli curiosi ed interessanti scritti su riviste che avevo sottomano. Sperando di fare cosa gradita, riporto un loro sunto. Ovviamente per ogni articolo e' menzionata la rivista e l'autore. Se in futuro mi capitera' qualcos'altro sottomano, accodero'. Chi volesse seguire questa idea puo' tranquillamente editare il mio messaggio ed accodare al mio post il suo contributo.

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Un inguaribile sedentario; le abitudini del pesce prete
Per Sub di Maggio 2002, Angelo Mojetta

Chiamato dagli anglosassoni "stargazen" ovvero "guardatore di stelle" per via dello sguardo sempre rivolto verso l'alto. La capacità del pesce prete di restare nascosto nella sabbia, lasciando sporgere solo gli occhi, è frutto di una particolarità anatomica: le narici non sono a fondo cieco, ma bensì sono collegate alla bocca, permettendogli quindi di "respirare" stando fermo (stessa caratteristica degli squali sedentari, ad esempio i nutrice). Il pesce è dotato, lungo il margine superiore dell'opercolo, di un'acuminata spina collegata ad una ghiandola velenifera in grado di arrecare fastidiose punture. Restando seppellito, attua la pesca d'assetto protraendo la bocca all'infuori e verso il basso al passaggio di qualche vittima particolarmente gustosa. Vicino alla bocca c'e' un "tentacolo" retrattile che agita a mò di esca per attrarre le potenziali vittime. I pesci prete fanno parte della categoria dei pesci elettrici in quanto dietro gli occhi dispone di organi atti a produrre scariche elettriche. Scosse brevi ma intense sono usate per stordire le vittime, per difesa, ma soprattutto in fase di riproduzione, che avviene tra la primavera e l'estate e che si svolge a suon di violenti scosse, che durano alcuni secondi, per avere un rapporto quanto più elettrizzante possibile. E' stato osservato in laboratorio che le scariche sono diverse nei 2 sessi, forse vengono utilizzate per comunicare in fase di corteggiamento. Il numero delle femmine dei pesci prete sovrasta di gran lunga quelle dei maschi, ed in più hanno abitudini diverse tant'è che 50 e 200 metri si ritrovano soltanto esemplari femmine. Le uova hanno sulla loro superficie, un reticolo ad esagoni e sono galleggianti.Le larve conducono vita planctonica fin quando da giovani raggiungono una taglia di 5 cm.

Messaggi a colori
Per Aqua di Aprile 2004, Massimo Boyer

Noi, animali non marini, utilizziamo per comunicare il mondo dei suoni, ma vi sono animali, marini in particolar modo, che utilizzano segnali visivi, utilizzando i colori, per poter comunicare con la propria ed altre specie. Alla base di un ricettività dei colori c'è bisogno che il ricevente sia in grado di distinguere in qualche modo i colori, ma soprattutto che li veda. Questo spiega un motivo per il quale nelle acque cristalline e trasparenti delle barriere coralline vi è un'esplosione di colori. I pesci che abitano in loco, hanno un'ottima visione cromatica, con punte di acuità visiva  corrispondenti alle lunghezza d'onda del giallo e del blu (colori che in queste acque si percepiscono da lontano). In un ambiente ad alta diversità è fondamentale riconoscere, attraverso i colori, i propri simili. Nei pesci che viaggiano in banchi questi segnali sono per lo più laterali e permettono al vicino, con un colpo d'occhio, di riconoscere il proprio simile. Nei pesci farfalla, che si muovono in continuazione ed in coppia, i segnali cromatici sono posti sulla parte posteriore  del corpo in modo tale da essere ben visili al compagno che segue. In un banco di pesci tutti uguali è difficile per il predatore fissare l'attenzione su una preda in particolare, ma bensì è molto più facile individuare e colpire quello che spicca, quello maggiormente diverso rispetto gli altri. La struttura sociale degli Anthias è composta da un maschio e molte femmine, le quali sono tutte della medesima colorazione il chè garantisce loro protezione per via della loro indistinguibilità. Il maschio invece, si differenzia notevolmente dalla specie femminile soprattutto per via dei colori che variano da una specie all'altra. Sarà dunque facile bersaglio per i predatori, ma d'altra parte, la sua bellezza  pesa molto nella scelta di un partner da parte della femmina, la quale, volendo trovare un padre forte per i propri figli, sarà scelto proprio il più appariscente visto che ha dimostrato la sua validità evitando, fino allora, i suoi predatori. In molte specie si assiste ad una notevole differenza cromatica tra lo stadio adulto e quello giovanile. Tipico esempio sono i pesci angeli i quali sono notoriamente territoriali. L'aggressività di tali  pesci viene attivata quando viene individuato tramite i colori, un proprio simile. La differente livrea dello stadio giovanile fa sì che l'avanotto possa usufruire delle risorse alimentari che si trovano nel territorio di qualche adulto della stessa specie. Quando il giovane cresce e l'evoluzione della propria livrea termina, allora iniziano i continui e violenti attacchi tra gli adulti e quindi è giunto il momento che il neo-adulto trovi un suo territorio ed inizi la sua fase riproduttiva. I vari disegni  presenti sulle livree dei pesci farfalla fan si che, con quell'alternanza di bande chiare e scure ad alto contrasto cromatico, il sistema percettivo del predatore vada in tilt, impedendogli di riconoscere la sagoma del pesce e quindi sviare l'attacco. Varie ipotesi sono state fatte  sull' "occhio" sito nella zona posteriore dei pesci farfalla. C'è chi suppone che il predatore lo confonda con l'occhio di un grosso pesce o chi ipotizza che questo possa confonderlo sulla direzione della preda. Certo è che questa macchia scura qualche vantaggio lo porta, cosi come l'accostamento di certi colori in natura, ad esempio il giallo e nero delle vespe o dei pesci scatola per esempio, che indicano pericolo. Tale colorazione, detta aposematica, deve essere quanto più appariscente possibile affinchè i predatori imparino subito a riconoscerle, ricordarle ed evitarle.Un altro segnale colorato, indice di pericolo, ci viene mostrato dal polpo ad anelli blu. Tali anelli  che si espandono e riflettono vengono mostrati come ultimo segnale prima di sferrare un attacco potenzialmente letale vista la velenosità di tale specie. Gli anelli, guarda caso, sono di colore blu: uno di quei colori che godono di maggiore visibilità nell'ambiente marino. Altro segnale blu di pericolo è quello della stella marina Linkia laevigata, accuratamente evitata, nonostante sia sempre in bella mostra sul reef, dai vari organismi marini eccezione fata per il gamberetto arlecchino la cui livrea è a macchie viola e blu forse per accumuli delle sostanze tossiche della stella predata. A volte c'è chi bleffa mostrando colori vivaci, ma non essendo affatto velenosa o dal gusto repellente come possono esserlo i nudibranchi. Un esempio è l'oloturia Bohadschia graeffei che quando è giovane imita un nudibranco oppure un pesce lima che imita un pesce palla, tremendamente velenoso per via della tetrodotossina contenuta nelle sue carni.

Sea Dragon
Per Il Subacqueo di Settembre 2002, Maria Pia Pezzali

Il Sea Dragon, oppure scientificamente Phyllopteryx taeniolatus, parente dei cavalucci marini, membro della famiglia dei Signatidi (la cui etimologia deriva dall'unione delle parole greche "sun" -insieme- e "gnathos" -mascella-) ed in quanto tale, è caratterizzato da un corpo allungato, che in questi aniumali tende a formare una corazza, talvolta continua oppure articolata in anelli contigui, che corrispondono alle vertebre ed assicurano una certa mobilità al corpo. Un'altra caratteristica è la bocca generalmente priva di denti e posizionata all'apice di un lungo muso tubiforme. E' possibile osservarli in immersioni in ambienti algosi dove si mimetizzano alla perfezione soprattutto la specie Phycodurus eques il quale è quasi interamente ricoperto da appendici del tutto simili a delle foglie. Per niente attivi nuotatori, questo li porta a vivere la maggior parte della loro esistenza ancorati tramite la coda prensile alle alghe. Solitamente è possibili vederli alla deriva quando le onde strappano dal fondale il substrato a cui sono saldati. Nuotano lentamente nonostante muovono energicamente le pinne dorsali ed anali e tengono la posizione eretta grazie alla vescica natatoria. La suddivisione della famiglia è basata sulla posizione della borsa incubatrice, caratteristica dei maschi, che può trovarsi tanto in posizione caudale quanto addominale. Nei Sea Dragon, le uova sono aderenti alla zona caudale. Solitamente vivonio a profondità variabili tra i 15 e 20 metri, solitari oppure in coppia, mentre i piccoli si possono osservare in piccoli gruppi. La colorazione cambia da specie a specie ed anche con la profondità e varia dal giallo bruno al marrone rossiccio. Gli occhi sono emisferici e sporgenti e come tutti i membri della famiglia dei signatidi, sono indipendenti l'uno dall'altro; così facendo terrà sott'occhio la propria vittima senza muovere il capo, fino a risucchiarla talvolta tanto violentemente da frantumarla. Durante il periodo di riproduzione, in autunno in Australia, è possibile riconoscere le femmine dal rigonfiamento delle uova ed i maschi dalla parte inferiore delle loro code, che apparirà ingrossata e spugnosa. Una volta che la femmina avrà trasferito le uova al maschio, sarà sua cura badarle e difenderle fino alla loro schiusa. Ogni femmina depone circa 250 uova che rimangono fissate alla coda del maschio per un periodo di circa 7-8 settimane. All'interno di queste, gli embrioni sono tutti nella stessa posizione:arrotolati e con il muso attaccato alla coda.

Un incontro curioso
Per Sub di Giugno 2002, Angelo Mojetta

Parliamo di gasteropodi ed in particolar modo di quelli appartenenti al genere Tonna. Dall'aspetto innocuo e tranquillo, questi molluschi sono in realtà delle vere e proprie macchine da guerra, come ebbe modo di scoprire il naturalista tedesco Troschel ben 150 anni fa. Dotati di una potente arma chimica, composta da una miscela di amminoacidi e di acido solforico concentrato, le Tonna perlustrano il fondo marino alla ricerca delle loro prede preferite (ricci, stelle marine ed oloturie) che paralizzano e fanno a pezzi con la radula, speciale lingua a forma di raspa posta al centro della proboscide. Il veleno è talmente potente che in poco più di un'ora la Tonna è in grado di mangiare un'oloturia lunga poco più di un metro. Quando la Tonna si sposta sul fondo può assorbire una quantità d'acqua nei tessuti corporei tale che, per esempio, un mollusco con una conchiglia di 10-15 cm può raggiungere la ragguardevole dimensione di 50 cm. di lunghezza e 30 cm. di larghezza. In tali condizioni il mollusco mette in mostra particolarità anatomiche degne di nota, quali i due peduncoli oculari ed il sifone. Quest'ultimo assume una notevole importanza se si pensa che al suo interno sono contenute cellule atte ad analizzare continuamente l'acqua marina che lo circonda, un po' come si comportano le cellule olfattive del nostro naso. Questo è utile se si pensa che i Tonnidi possono seguire tracce chimiche, lasciate dalle loro prede, finchè non giungono alla loro tana.

Buco che trovi bavosa che vedi (sottotitolo "La banda del buco")
Per Sub di Giugno 2002, Angelo Mojetta

Non sembrerebbe, ma non tutti i blennidi (o bavose) sono timidi e pacifici, i blenniini per esempio, simulando i pesci pulitori, riescono a mordere altri pesci e perfino i subacquei dimostrando così una spiccata aggressività. Dalle livree marcatamente colorate e le dimensioni che difficilmente superano i 10 cm., i blennidi rappresentano un quinto della biomassa ittica di alcuni reef. Questi simpatici animaletti sono la croce e delizia dei subacquei in quanto difficilmente si fanno vedere fuori dai loro nascondigli. E' necessaria dunque un pò di pazienza ed eccoli spuntare con il capo dalle loro tane per osservarci con fare curioso tipico di queste specie. Al centro della loro vita c'è un buco, ma ci sbaglieremo a pensare se per loro un buco vale l'altro; ci sono alcune specie che prediligono quelli abbandonati dai vermi, altri che abitano nelle spugne ed altre ancora che vivono in tane circondate dai polipi di un celenterato o nei fori lasciati vuoti da qualche mollusco tipo il dattero di mare, il quale morendo, lascia loro una casa spaziosa, dritta e liscia. Sebbene gli studi siano incompleti, osservazioni fatte su alcune specie hanno permesso di verificare come l'orientamento del fondo marino giochi un ruolo fondamentale nel determinare le scelte territoriali dei pesci. Le bavose non sono distribuite a caso sul fondo marino. Peculiarietà dei blennidi e la posizione anteriore, rispetto alle pettorali, delle pinne ventrali, la presenza di una lunga dorsale e corpo privo di squame e ricoperto abbondantemente di muco e per questo chiamate bavose. Tra le diverse sottofamiglie ne spiccano due in particolare: i blenniini ed i salariini. I primi riconoscibili dal loro aspetto quasi verticale del muso, da cui sporgono tentacoli situati tra l'occhio e la narice e per la bocca quasi terminale. I secondi, invece, hanno il muso appuntito e la bocca rivolta verso il basso. Come dicevamo all'inizio, i blenniini sono piuttosto aggressivi e grazie ai loro acuminati denti sono capaci di strappare pezzi di carne da altri pesci ed addirittura dai subacquei. Il trucco è molto semplice: grazie alla loro livrea ed il loro proocedere a zig zag, vengono facilmente scambiati per pesci pulitori dagli altri abitanti marini i quali, si lasciano così avvicinare. Il "gioco" si fà più difficile quando tali blenniini si fanno adulti e le loro dimensioni difficilmente potrebbero farli passare per pesci pulitori, sebbene abbiano discusse capacità imitative, ma si sa il pollo si trova sempre anche nell'ambiente marino e questo fa sì che riescono a mettere qualcosa sotto i denti e sopravvivere. Discorso diverso per i salariini la cui dentatura composta da denti piccoli inseriti in un tessuto morbido e sono fondamentalmente erbivori. Essi vivono staccando pezzi di alghe o piccoli organismi dalla superficie delle rocce o dei coralli. I membri dei salariinidi sembrano del tutto indifesi, ma non è così per una specie: l'Ecsnius gravieri. I membri di tale specie, assomigliano alla malfamata specie Meiacanthus nigrovittatus, dotati di grossi canini collegati ad una ghiandola velenifera, e ciò permette loro di scampare qualche pericolo grazie a questa difesa passiva.

Le farfalle del mare
Per Deep di Marzo/Aprile 2001, Fabio Barbieri e Riccardo Cattaneo Vitti

I nudibranchi, colorati molluschi gasteropodi appartenenti alla sottoclasse degli Opistobranchi, sono caratterizzati da simmetria bilaterale e dalla perdita, allo stadio giovanile, della conchiglia. Non vivono in acque dolci e sono divisi in 4 sottordini: Eolidacei, Arminacei, Dendronotacei e Doridacei. E' solito osservarli su organismi di cui generalmente si nutrono, per esempio, è facile trovare la Flabellina affinis cibarsi dei polipi degli idroidi del genere Eudendrium, oppure notare la vacchetta di mare (Discodoris atromaculata) sulla spugna Petrosia ficiformis sulla quale, talvolta, risaltono evidenti tracce chiare lasciate dalla lumaca tramite la sua radula, una sorta di lingua uncinata munita di dentelli corneii. La radula è una struttura estroflessibile con la quale l'organismo raschia e perfora la preda e talvolta è fondamentale per la classificazione scientifica delle varie specie di nudibranchi. Sono ermafroditi contemporanei e si riproducono all'inizio della primavera potendo osservare nastri gelatinosi avvolti a spirale nel quale vi sono le uova deposte racchiuse in capsule ovigere. La colorazione di tali cordoni è peculiarietà della specie che li ha deposti. La vita di un nudibranco dura in media circa 1-2 anni. Gli Eolidacei, tra i quali vi è la Flabellina affinis, hanno la caratteristica di avere sul dorso numerose digitazione raggruppate in un unico ciuffo, chiamate cerata ed hanno funzione respiratoria, digestiva (in quanto ospitano ghiandole epatiche) e difensiva (all'interno vi sono le nematocisti ingerite cibandosi dei polipi dei cnidari). Possiedono inoltre, due tentacoli cefalici chiamati rinofori che hanno una funzione chemioricettrice. I nudibranchi sono un classico esempio di mimetismo mulleriano, avendo sviluppato una colorazione vivace che serve come avvertimento per essere riconosciuti come organismi indigesti.

Osservatorio Mediterraneo
Per il Subacqueo di Luglio 2000, Eleonora de Sabata

Tutto ebbe inizio con il lancio della campagna d'avvistamento squali in Mediterraneo nell'estate 1998. L'eco a tale evento fù notevole tant'è che si scomodò anche la Natural History Unit della Bbc. Giungevano segnalazioni da ovunque anche di specie di squali avvistati in posti per loro poco congeniali. Visto il successo della campagna, l'anno successivo si decise di bissare ed aggiungere gli avvistamenti sulla foca monaca. Poi man mano col passare degli anni vennero promossi anche le campagna d'avvistamento su cetacei e tartarughe. La scelta sul perché fondare queste campagne su questi animali è dovuto al fatto che essi sono ai vertici della catena alimentare e che formano popolazioni mediterranee che non hanno alcun contatto con i loro simili dell'Atlantico (per esempio balenottere, capodogli e tartarughe) e quindi più vunerabili.
Vennero avvistati squali bianchi, pinna nera, mako, martello e persino lo squalo elefante segnalato a Pasqua 2000 all'isola d'Elba. Sono 45 le specie di squali che popolano il Mediterraneo addirittura i piccoli sigrì che a 500 metri dalla superfice, illuminano gli abissi con i loro organi luminosi. Purtroppo il Mediterraneo è mal sfruttato itticamente e visto che gli squali si riproducono solo molto avanti con gli anni e fanno pochi figli, il loro habitat e loro stessi sono seriamente minacciati. Si segnalano diverse catture dello squalo elefante, fra cui la più interessante è quella che riguarda un maschio adulto maturo a Marina di Massa in Maggio 2000 che ha fornito il primo reale indizio che questa specie si può riprodurre nel Mediterraneo. Il progetto sull'avvistamento delle tartarughe ha permesso di dire che sono 3 le specie presenti in Mediterraneo; la più comune è la Caretta caretta, pare che costituisca una delle popolazioni più numerose al mondo ed è geneticamente quasi del tutto isolata. Ben più rare sono la tartaruga verde (Chelonia mydas) confinata a poche spiagge del bacino orientale e la gigantesca tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) visitatrice dei nostri mari dove, provenendo forse dalla Guyana francese, sosta al largo delle nostre coste per lunghi periodi in superfice, probabilmente  per catturare i raggi del sole e conseguentemente, aumentare la temperatura corporea (quindi il metabolismo) per attivare la vitamina D utile per il processo di sviluppo e calcificazione. Al contrario delle altre, la liuto gode di un riscaldamento corporeo endogeno chiamato "gigantotermia", quindi non ha l'abitudine di sostare in superficie. Il progetto di osservazione dei cetacei e l'istituzione del santuario dei Cetacei in Mar Ligure, il cui merito và principalmente all'istituto Tethys, ha permesso di scoprire che le balenottere comuni sono una popolazione geneticamente diversa da quella delle sorelle dell'Atlantico. La campagna avvistamenti sulla foca monaca purtroppo conta poche segnalazione. Gli unici avvistamenti di foca monaca sono stati a Pantelleria nella terza settimana di Luglio 1998, successivamente a Malta e lungo le coste sudoccidentali della Sicilia. Si stimano dai circa 300-400 esemplari nel Mediterraneo. E' stato istituito, dal 1938, il divieto di caccia.

Un mare di stelle
Per Deep di Marzo/Aprile 2002, Fabio Barbieri, C. Nike Bianchi e Carla Morri

Le stelle marine, presenza costante delle nostre immersioni, appartengono alla classe degli Asteroidi e al phylum degli Echinodermi. La più notevole caratteristica morfologica è la simmetria pentaraggiata in fase adulta, che il regno animale aveva abbandonato dopo i celenterati. Le stelle marine, infatti, nella loro forma fondamentale hanno un corpo depresso e pentagonale con solitamente 5 braccia. Le larve, invece, mantengono la simmetria bilaterale. Le stelle marine  hanno un sistema acquifero paragonabile ad un vero e proprio apparato idraulico, che serve per il movimento. Se rovesciamo una stella e la guardiamo dal lato ventrale, notiamo lungo ciascun braccio, un solco denominato solco ambulacrale, da cui sporgono e si possonmo ritrarre dei tubicini detti pedicelli ambulacrali, terminanti con una ventosa e grazie a quali la stella riesce a muoversi. I pedicelli oltre che nella locomozione, sono utili anche nella respirazione, alla sensibilità ed alla presa del cibo; dove a tal fine, secernono una muco adesivo. I solchi ambulacrali conferiscono nella bocca, sita sulla faccia ventrale, mentre l'ano si trova sul corrispondente lato dorsale. Le stelle possono essere detrivore, onnivore, ma nella gran parte dei casi sono carnivore e voraci predatrici, soprattutto di molluschi ed echinodermi. La digestione avviene all'esterno, per esempio estroflettendo lo stomaco attraverso la bocca nelle specie con braccia lunghe. Gli asteroidi hanno un dermascheletro ovvero il loro scheletro, composto da placche caclcaree, è all'interno dello spessore della pelle, appunto nel derma. Le placche ossee che costituiscono lo scheletro non sono saldate tra loro e questo garantisce alle stelle una certa mobilità. All'apice delle braccia vi sono speciali cellule fotoricettrici che di solito appaiono come un punto rossastro. I sessi sono generalmente separati anche se esternamente indistinguibili e la fecondazione avviene esternamente. In molte specie, individui sessualmente maturi tendono a raggrupparsi in modo da avere maggiore probabilità di successo con la fecondazione. Le larve che si originano sono plactoniche e dopo un certo lasso di tempo assumono la caratteristica forma di stella e tendono a cadere sul fondo. In alcune specie dei mari freddi la fase larvale è soppressa ed in questo periodo le uova sono incubate dai genitori. Tra le stelle marine vi è anche la riproduzione asessuata: un individuo si divide e ciascuna parte rigenera la parte mancante, a volte formando le cosidette stelle comete quando da un braccio si rigenera tutto l'individuo. Naturalmente anche alle eventuali amputazioni seguono facili rigenerazioni. La durata della vita delle stelle marine è mediamente 6-7 anni, ma essa dipende dalla dimensione: più è piccola meno tempo vive. La più grossa specie mediterranea è la Marthasterias glacialis o stella spinosa maggiore che raggiunge gli 80 cm di diametro e sui suoi tentacoli vi sono 3 file di spine. Abbiamo poi la stella spinosa minore (Coscinasterias tenuispina) con forma irregolare, dalle 6-9 braccia ed arriva a 20 cm. Le spine dorsali sono disposte in 5 file sulle braccia e sparse sul  resto del corpo. C'è poi la Asterina gibbosa o stella cuscinetto con i suoi 4-6 cm e la forma quasi pentagonale. Vi sono le 3 stelle rosse del mediterraneo, talvolta confuse tra loro: Echinaster sepositus, Hacelia attenuata e Ophidiaster ophidianus. La prima con superfice molto ruvida e dalle 5-7 braccia, può superare i 20 cm di diametro. La stella liscia Hacelia attenuata, ha lunghe braccia cilindrico-coniche leggermente appiattite che si vanno assottigliando verso l'estremità, arriva fino a 30 cm. L'ultima, la stella serpente, arriva fino a 35 cm con le sue braccia cilindriche. Vi sono poi le singolari stelle pettine, chiamate così per la presenza di una serie di aculei, disposti lungo le braccia, come i denti di un pettine. Le stelle mediterranee non sono commestibili e qualche specie tropicale è addirittura tossica.

Ragnatele sommerse - Il fenomeno delle mucillagini
Per Deep di Novembre/Dicembre 2000, Fabio Barbieri, C. Nike Bianchi e Carla Morri

Uno dei piaceri dell'immersione è quella di farsi rapire dai colori che è in grado di offrirci il mondo sommerso. Purtroppo talune volte questo piacere ci viene negato da fenomeni quale la mucillagine. Luoghi che fino a poco prima erano un'esplosione di colori, possono risultare di una triste monocromia verde fango che intristrice il paesaggio. La mucillagine che si materializza dal nulla e che fluttua a mezz'acqua depositandosi su ogni forma di vita bentonica, non fà altro che uccidere, soprattutto, la delicata vita bentonica. Depositandosi, per esempio, sui rami di gorgonia, oltre che appesantirli, soffocano i polipi condannando la gorgonia ad una morte sicura per denutrizione e soffocamento. Il fenomeno delle mucillagini si è ripetuto più volte nel corso degli ultimi anni: vi è chi ha detto che sia dovuto all'eutrofizzazione o che sia uno degli effetti del cambiamento climatico del nostro pianeta. Altri, invece, sostengono che questi fenomeni ci sono sempre stati, solo che nel passato vi erano meno subacquei e meno persone attente al mondo marino, quindi sono passate per lo più in sordina. Non è ancora del tutto chiaro come e da chi vengono prodotte le mucillagini. Quelle che invadono l'Adriatico sembrano che siano prodotte da diatomee, alghe unicellulari che attraverso la fotosintesi producono più di quanto non serva loro e riversano i prodotti in eccesso all'esterno della cellula. Poiché tali prodotti sono ricchi di sostanze mucillaginose  formano a poco a poco gli ammassi di "ragnatele" purtroppo note a tutti noi. I fenomeni di mucillagine in Mar Tirreno ed in Mar Ligure sono, invece, dovuti ad un'alga pluricellulare chiamata Tribonema marinum. Non è esluso che altre specie di alghe possa condurre a queste spiacevoli e degradanti conseguenze se sottoposte a stress fisiologico indotte da alterazioni ambientali quali può essere il riscaldamento del globo terrestre.

 

Ciao
Alex
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bullet Postato: 03 Agosto 2004 alle 20:58

Ciao Alex, molto bella questa tua iniziativa. Ma perchè non facciamo di più chiedendo al WM di aprire una sezione ad hoc? Mi sembra molto ma molto interessante. In questo modo ci potrebbe essere una sorta di memoria storica su certi avvenimenti e certi articoli.

 

 

Michele Abbondanza - Brescia
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Alex
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bullet Postato: 30 Settembre 2004 alle 15:05

Posto qui per dirvi che si e' aperto un forum apposito per raccogliere i riassunti degli articoli che solitamente ci capita di leggere sulle varie riviste del settore. Il link e' http://www.mondomarino.net/forum/forum_topics.asp?FID=15 . Troverete questo post ed altri gia' li che aspettano di essere consultati e ampliati.

Ciao
Alex
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bullet Postato: 30 Settembre 2004 alle 22:55
Postato originariamente da Alex

Posto qui per dirvi che si e' aperto un forum apposito per raccogliere i riassunti degli articoli che solitamente ci capita di leggere sulle varie riviste del settore. Il link e' http://www.mondomarino.net/forum/forum_topics.asp?FID=15 . Troverete questo post ed altri gia' li che aspettano di essere consultati e ampliati.

Ottimamente...faccio i miei complimenti.

 

Michele Abbondanza - Brescia
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