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giovedì 7 maggio 2020

Squalo elefante di 4 metri muore impigliato nelle reti al largo di Varazze


L'insolita e involontaria pesca di un giovane esemplare femmina di circa 4 metri è avvenuta nella mattina martedì 5 maggio, al largo di Varazze, da parte di un pescatore locale che ha subito avvertito le autorità competenti.
L'animale è rimasto impigliato in un tramaglio a circa 10 metri di profondità in una zona, quella di Santa Caterina, dove solitamente i pescatori locali gettano le reti.
Lo squalo elefante è il secondo pesce più grande al mondo, battuto solo dallo squalo balena ed è presente in quasi tutti i mari europei. «Si tratta di esemplari che possono raggiunge anche i 12 metri di lunghezza ma è tra i predatori più "innocui", almeno dal punto di vista tipicamente umano – spiega Giulia Calogero ricercatrice di Menkab, il respiro del mare - infatti il cetorino (altro nome dello squalo elefante, dal nome scientifico Cetorhinus maximus) pur avendo tantissimi piccoli denti, lunghi solo pochi millimetri, non aggredisce le persone. Il suo sistema di predazione è in realtà rappresentato dalla filtrazione che avviene grazie a “pettini filtrati” situati sugli archi branchiali con cui può nutrirsi di plancton».
Si tratta di una specie tipicamente pelagica che però si avvicina anche alla costa, soprattutto nel caso di esemplari giovani.
«La giovane femmina di squalo elefante come capita talvolta si è avventurata vicino costa- prosegue la ricercatrice – e si è impigliata come ogni tanto capita nelle reti da posta». I pescatori, scoperta l'insolita preda, hanno immediatamente contattato la Guardia Costiera e l'Istituto Zooprofilattico. Sul posto per effettuare le prime analisi dell'esemplare erano presenti Nicola Rasore, dell'università di Genova collaboratore del professore Fulvio Garibaldi del dipartimento DISTAV, scienze della terra e dell'ambiente e della vita e coordinatore del GRIS (gruppo ricercatori squali e chimere), e Giulia Calogero dell'Associazione Menkab come supporto logistico.
L'animale è stato misurato e controllato per valutare l'età e lo stato di conservazione. Una volta valutata anche la buona qualità delle carne e la commestibilità dell'esemplare, si è scelto di concedere la donazione in beneficenza ad uso alimentare anche per evitare inutili sprechi.
«È sempre triste dover intervenire per situazioni che coinvolgono un animale morto – spiega la ricercatrice di Menkab - l'animale era un bellissimo esemplare della sua specie, che è anche considerata vulnerabile dalla IUCN e per questo una specie catalogata come protetta. L'unico lato positivo sarà la possibilità di effettuare delle analisi che forse potranno raccontarci qualcosa di più su questa specie. Esistono diversi studi in campo per comprendere e ridurre la loro vulnerabilità, ma anche per poter aumentare la raccolta dati di questa specie, spesso carente. Nel Mediterraneo appare a spot in diversi periodi dell'anno, nel Mar Ligure ha il suo passaggio proprio in primavera. Sarebbe necessario incrementare le attività di ricerca per ottenere maggiori informazioni sul trend di questa popolazione».
Ad esempio grazie all'analisi del contenuto stomacale che effettuerà l'Università di Genova si potrà anche capire eventuali minacce provocate dalle attività antropiche, compresa quella che coinvolge molte specie pelagiche e non solo, l'ingestione di rifiuti marini, la plastica.



Fonte: Il Secolo XIX

News controllata da: Ernesta LA FACE


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