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venerdì 16 marzo 2012

Perché i calamari giganti e colossali hanno gli occhi così grandi?


I calamari giganti ( varie specie di Architeuthis) e colossali (Mesonychoteuthis hamiltoni) hanno gli occhi più grandi del regno animale, ma fino ad ora nessuno riusciva a spiegarsi perché questi enormi cefalopodi che vivono nelle scurissime profondità degli abissi marini abbiano bisogno di occhi che sono quasi tre volte il diametro di quelli esistenti in qualsiasi altro animale. Un team di ricercatori svedesi, statunitensi e israeliani è convinto di aver trovato la soluzione del mistero e nello studio "A Unique Advantage for Giant Eyes in Giant Squid" pubblicato su Current Biology sviluppano una teoria per la rilevazione visiva in ambienti pelagici, «Che prevede che sia improbabile che tali occhi giganti si siano evoluti per la rilevazione di compagni o prede a lunga distanza, ma sono invece particolarmente adatti per la rilevazione di predatori di grandi dimensioni, come i capodogli». Lo studio fornisce anche la documentazione fotografica di un bulbo oculare di circa 27 cm con una pupilla di 9 centimetri di un calamaro gigante e i ricercatori sono convinti che «Sotto i 600 m di profondità, potrebbe consentire l'individuazione dei capodogli a distanze superiori a 120 m. Con questo lungo range visivo, i calamari giganti hanno un allarme sui capodogli in avvicinamento. Poiché la portata del sonar dei capodogli supera i 120 m., ipotizziamo che una ben preparata risposta evasiva alla caccia dei capodogli potrebbe aver portato all'evoluzione di occhi di enormi dimensioni sia negli organismi dei calamari giganti che di quelli colossali». Questa teoria fornisce anche approfondimenti e spiegazioni sulla vista degli ittiosauri del Mesozoico che avevano occhi insolitamente grandi.
Insomma, gli occhi enormi non offrono vantaggi evidenti nelle nere profondità dell'oceano, se non quella di rendere più facile l'individuazione di forme enormi e veloci, come i capodogli in caccia.
Dan Nilsson dell'Università di Lund, in Svezia, era presente 4 anni fa l'unica dissezione d di un calamaro colossale eseguita in Nuova Zelanda ed è lì che ha esaminato e raccolto gli occhi, in particolare le parti dure della lente che da sola è più grande di un occhio umano. Nilsson ha spiegato a Bbc News: «Inizialmente eravamo perplessi, perché non c'erano altri occhi della stessa dimensione e grandezza, tutt'al più si possono trovare fino alla grandezza di un'arancia, che sono quelli di un grande pesce spada. Così si trovano tutte dimensioni più piccole, poi c'è un enorme divario, e poi ci sono queste due specie in cui l'occhio è tre volte più grande, anche se i calamari non sono gli animali più grandi».
Il calamaro gigante, più aerodinamico, arrivare ad oltre 10 metri di lunghezza e il calamaro colossale a 15 m. quest'ultimo è una vera e propria macchina da guerra, armato di spaventose ventose spinate e di uncini. Le cicatrici sui corpi dei capodogli dimostrano che nelle profondità marine le battaglie fra questi odontoceti ed i calamari giganti e colossali sono frequenti ed i "becchi" di calamari colossali trovati nello stomaco dei capodogli indicano che sono spesso i cetacei a vincere. I calamari colossali sono stati osservati raramente, ma nell'Oceano Antartico costituirebbero circa i tre quarti della dieta dei capodogli che li individuano con il loro "sonar". Di fronte a questa arma di ricerca sofisticata i calamari non hanno potuto far altro che aguzzare la vista, cosa molto difficile a profondità dove la luce non arriva...
Il team di Nilsson ha utilizzato modelli matematici per determinare le dimensioni di un occhio capace di vedere a 1 km di profondità ed ha fatto un'altra scoperta sorprendente: negli abissi più scuri gli oggetti in movimento sono più rilevabili attraverso la bioluminescenza e le "turbolenze" luminose provocate da innumerevoli piccole creature. Quindi i grandi occhi dei mostruosi calamari consentono una migliore individuazione di un modello di sorgenti puntiformi di bioluminescenza, in condizioni di basso contrasto. Cercando di semplificare: i capodogli all'attacco "spostano" grandi quantità di minuscoli organismi bioluminescenti, questo viene percepito dagli enormi occhi dei calamari a circa 120 m. e scatta l'allarme che permette ai giganteschi molluschi di schivare l'attacco e di salvarsi.
Soenke Johnsen, un biologo statunitense della Duke University di Durhami, che ha partecipato alla ricerca, non ha dubbi: «E' la predazione da parte delle grandi balene dentate che ha guidato l'evoluzione del gigantismo negli occhi di questi calamari. Occhi della stessa misura potrebbe essersi prodotti negli ittiosauri, grandi rettili marini estinti circa 90 milioni di anni fa, per evitare le temibili fauci dei pliosauri ancora più grandi».

Fonte: greenreport.it

News controllata da: Ernesta LA FACE


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