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giovedì 29 marzo 2012

Le grandi Aree marine protette salvano i delfini.


Nuove scoperte fatte da un team internazionale di ecologisti confermano che le aree marine protette (Amp) funzionano davvero. In un articolo ("First evidence that Marine Protected Areas can work for marine mammals") pubblicato sul Journal of Applied Ecology della British Ecological Society, il team di ricercatori neozelandesi, australiani e austriaci dimostra che una riserva marina a largo di Christchurch, in Nuova Zelanda, ha migliorato significativamente la sopravvivenza dei delfini Hector (Cephalorhynchus hectori - nella foto ), una delle specie di cetacei più rare specie del mondo.
Lo studio si basa su 21 anni di monitoraggio del Banks Peninsula Marine Mammal Sanctuary, che si estende su 1170 km2 di mare della South Island della Nuova Zelanda, istituito per prevenire le morti dei delfini causate dai tramagli e dalla pesca a strascico.
I risultati si basano su i censimenti e la foto-identificazione dei delfini Hector, che hanno individuato 462 individui distinti dei quali si è studiata la sopravvivenza. Liz Slooten dell'Università neozelandese di Otago spiega: «Possiamo identificare i singoli delfini dalle loro cicatrici di battaglia, che vanno da piccole tacche sulla pinna dorsale fino alle grandi cicatrici causate da attacchi di squali. Stimare i cambiamenti della popolazione dei mammiferi marini è difficile e richiede molti anni di ricerca per produrre dati abbastanza precisi tanto da rilevare questi tipi di cambiamenti biologici».
Il team ha iniziato a fotografare i delfini di Hector. Poiché il team ha cominciato a fare queste fotografie due anni prima dell'istituzione dell'Amp ed ha potuto così analizzare l'impatto dell'area marina protetta su questi rarissimi cetacei, ha raccolto risultati che mostrano come «da quando è stata istituita l'Amp, il tasso di sopravvivenza dei delfini è aumentato del 5,4%».
La Slooten sostiene che si tratta della «prima prova empirica che le Amp sono efficaci per proteggere i mammiferi marini in pericolo. Ma devono essere abbastanza grandi per essere efficaci». Fino ad ora c'erano state poche prove empiriche a sostegno dell'efficacia delle Amp, quindi misurare il loro impatto è fondamentale per giustificarne l'istituzione, anche se nella maggior parte delle zone del mondo le Amp sono riconosciute come un importante modo di conservare gli ecosistemi che sostengono la vita e gli habitat specifici degli animali marini: il loro scopo è soprattutto quello proteggere e preservare stock rappresentativi della biodiversità marina a vantaggio delle generazioni future.
Questo le distingue dalle aree protette terrestri che si occupano meno di evitare minacce immediate o l'incombente estinzione e più delle misure preventive e dei benefici derivanti dall'offrire protezione ad un certo tipo di habitat. Nell'Unione europea è stata adottata la Direttiva Mare per evitare il declino della biodiversità causata dalle attività antropiche, ed uno dei modi per raggiungere questo obiettivo è proprio la realizzazione di una rete di Amp, che contribuirebbero a uno degli obiettivi chiave della Convenzione della diversità biologica: la creazione di una rete globale di aree marine protette.
Anche se la sopravvivenza dei delfini di Hector è migliorata , il team di ricercatori avverte che «non è ancora abbastanza alta da evitare che la popolazione diminuisca ulteriormente».
Per valutare l'impatto dell'Area marina protetta sui delfini di Hector, il team ha analizzato gli avvistamenti fotografici ri-utilizzando la cosiddetta "Bayesian mark-recapture technique", per poi elaborare un modello della loro popolazione.
Nell'Amp neozelandese sono vietate alcune tipologie di pesca, ma fino ad ora c'erano state poche o nulle prove empirica dell'efficacia di queste misure. Oltre a fornire la prima evidenza che il duro lavoro per istituire le Amp è necessario, lo studio illustra l'importanza del monitoraggio ecologico a lungo termine. La Slooten spiega che «la stima dei cambiamenti della popolazione nei mammiferi marini è una sfida che spesso richiede molti anni di ricerca per produrre dati sufficientemente accurati per rilevare questo tipo di cambiamenti biologici».
Ma lo studio dimostra anche che, per essere efficaci, le Amp devono essere sufficientemente grandi: «il messaggio da recepire è che le dimensioni contano. Per funzionare bene le aree marine protette devono essere abbastanza grandi per poter essere efficaci», conclude la Slooten.

Fonte: Greenreport

News controllata da: Franco IANNELLO


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