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domenica 1 aprile 2012

Ecoturismo: dare cibo agli squali? Non mordere la mano che ti nutre


Su Functional Ecology cinque ricercatori dell'università di Miami affrontano il controverso tema delle attività di ecoturismo che utilizzano cibo per attirare e concentrare la fauna selvatica e farla vedere ai visitatori "terrestri" e subacquei. Austin Gallagher del Leonard and Jayne Abess center for ecosystem science and policy e del RJ Dunlap marine conservation program, sottolinea che questo dibattito «è esemplificato al meglio da parte dell'industria del turismo subacqueo degli squali, un mercato molto redditizio e in forte espansione globale. L'utilizzo di Chum (parti di pesce e sangue) o cibo per attirare gli squali vicino ai sub ha prodotto significative preoccupazioni, con molte critiche che si concentrano sui potenziali impatti ecologici e comportamentali».

Lo studio "Don't bite the hand that feeds: assessing ecological impacts of provisioning ecotourism on an apex marine predator" per affrontare questo problema ha utilizzato la telemetria satellitare per esaminare le rotte dello squalo tigre (Galeocerdo Cuvier), il più grande predatore al vertice della catena alimentare nelle acque tropicali americane nel suo areale, anche in risposta al turismo dei diving center. «Abbiamo studiato due popolazioni separate di squali tigre - spiega Gallagher - una che ha origine in Florida e l'altra alle Bahamas. Nel sito delle Bahamas, soprannominato "Tiger Beach," il chum viene regolarmente usato per attirare gli squali per gli scopi dei diving center. Al contrario, dar mangiare agli squali per l'ecoturismo è illegale nelle acque della Florida».

I ricercatori ipotizzavano che gli squali tigre delle Bahamas avrebbero dimostrato movimenti molto più ridotti, rimanendo vicino ai siti di pasturazione dell'eco-turismo subacqueo, invece, il tracciamento satellitare ha rivelato che entrambi i gruppi di squali tigre presentano flussi migratori simili e su lunghe distanze nell'Atlantico. Anzi gli squali delle Bahamas vagano su una superficie che è quasi cinque volte più vasta di quella degli squali della Florida. I dati del team dei ricercatori statunitensi «suggeriscono che le attività di ecoturismo non influiscono sui lunghi spostamenti degli squali a lungo termine» e Gallagher sottolinea: «al contrario, questo studio ci ha permesso di fare diverse nuove scoperte legate all'ecologia precedentemente sconosciuta degli squali tigre dell'Atlantico. Gli squali tracciati passano una grande quantità di tempo in mare aperto, sfidando così la convinzione che gli squali tigre siano in genere più "costieri". Entrambi i gruppi di squali hanno seguito la Gulf Stream a nord-est, in aree ad alta produttività, suggerendo una strategia opportunistica di foraggiamento per questa specie. Questa caratteristica, e la percentuale relativamente bassa del consumo quotidiano stimato che deve essere fornito attraverso la pasturazione, possono insieme rendere gli squali tigre meno sensibili ai cambiamenti comportamentali che abbiamo esplorato. Abbiamo inoltre ipotizzato che il sito turistico delle Bahamas possa servire come area di gestazione per gli squali tigre femmina durante la gravidanza, prima di andare a mangiare ed a partorire altrove».

Visto che l'ecoturismo basato sugli squali produce notevoli benefici economici e di salvaguardia dell'ambiente e che i nuovi dati prodotti dai ricercatori dell'università di Miami non hanno fornito prove dell'impatto a lungo termine del turismo subacqueo sui movimenti degli squali tigre, Gallagher conclude: «riteniamo che i gestori non dovrebbe impedire il turismo subacqueo degli squali, a meno che non ci siano nuovi dati che dimostrino il contrario».

Insomma, se gli squali non mordono la mano del subacqueo che li nutre, nemmeno l'eco-turismo deve porsi il problema di "mordere" la sua fonte di guadagno in base ad una presunta "purezza", visto che il disturbo sulle attività e le rotte millenarie degli squali tigre sembra ininfluente.

Da un altro studio pubblicato nel 2011 da Neil Hammerschlag della Rosenstiel school of marine and atmospheric science, uno dei coautori della nuova ricerca pubblicata su Functional Ecology, è venuto fuori con chiarezza che il turismo subacqueo legato alla presenza degli squali produce per le economie locali molto più denaro del massacro di questi pesci per rifornire il mercato globale delle pinne di pescecane.

Ci sono invece altre specie di predatori all'apice della catena alimentare marina che sono più disturbati dalla presenza dell'uomo, ma studi empirici su queste specie dimostrerebbero che utilizzando buone pratiche di ecoturismo che rispettino le loro "sensibilità" ecologiche si possano massimizzare gli obiettivi di conservazione delle specie e rendere la gestione delle aree marine protette più agevole e redditizia.

Fonte: Greenreport

News controllata da: Franco IANNELLO


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