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Biodiving: photosub, marine biology, diving school

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  Gli Articoli di Medicina di MondoMarino.net
Idratazione ed immersioni
- Acqua in bocca -
di Lorenzo MESSINA

L’acqua contenuta nell’organismo varia in rapporto all’età, al sesso e al peso corporeo, potendo rappresentare il 70-75% del peso totale nel neonato, il 60% nell’adulto, e "solo" il 50-45% nell’anziano. Anche lo stato fisiologico condiziona la presenza di acqua corporea, così che risulta minore negli obesi ed aumentata negli atleti, in relazione al fatto che le cellule adipose ne contengono poca, mentre il muscolo è costituito per una buona metà di acqua.


Il fabbisogno idrico personale è legato alla quantità d’acqua che viene persa e quella che viene metabolizzata (entrate/uscite). Varia principalmente con la temperatura ambientale, il dispendio energetico e la composizione della dieta (cibi più o meno ricchi di acqua). In condizioni di vita normali e in clima temperato il fabbisogno di acqua, con i macro e microelementi in essa disciolti, è di circa 1 ml per ogni chilocaloria ingerita (2 litri per una dieta di 2000 Kcal) e mezzo litro ogni ora di attività fisica svolta.


Lo stato di equilibrio tra le entrate e le uscite sono regolate da vari meccanismi a livello renale, cutaneo, vascolare e ipotalamico. Ricordiamo che malattie anche banali e farmaci possono alterare i suddetti equilibri, conducendoci pericolosamente ad uno situazione di disidratazione.
Quando la riduzione di liquidi corporei è pari al 2% del peso corporeo (circa 1 litro e mezzo per un individuo di taglia media) rallenta la possibilità di idrolisi (scissione nell’acqua) dell’ATP e quindi la possibilità di effettuare un proficuo lavoro muscolare.
Anche il diving reflex contribuisce alla perdita di liquidi corporei per effetto diuretico. Nel corpo immerso in acqua il flusso ematico si ridistribuisce in senso centripeto e il cuore ed i reni rispondono rilasciando sostanze diuretiche che contribuiscono alla disidratazione.


Se la perdite arrivano al 4-5% del nostro peso (3 litri) le prestazioni si riducono del 20-30%, ma soprattutto avremo come conseguenze aumento della viscosità ematica, aumento della frequenza cardiaca, diminuzione della pressione arteriosa e riduzione del flusso ematico ai muscoli attivi, allo scopo di favorire i tessuti "nobili" quali cuore e sistema nervoso centrale.
Intervengono inoltre disturbi quali nausea, cefalea e vertigini per l’acidosi metabolica e l’iperammoniemia instauratasi.
L’emoconcentrazione che così si realizza comporta una minore vicinanza di tutte le molecole che prendono parte ai processi di coagulazione e aggregazione, favorendo la formazione di emboli.
Tutte le modificazione sopra esposte possono favorire l’insorgenza di una MDD e aumentare il rischio di incidenti subacquei.


Bere poco quindi potrebbe avere delle spiacevoli conseguenze. Attenzione però! Anche il comportamento contrario non è corretto. Grandi quantità di acqua assunte dopo aver sudato molto, senza che vi sia disciolto sodio in adeguate quantità, provocano una carenza di questo sale che si ripercuote in maniera significativa sull’organismo cagionando vomito, vertigini, stanchezza, crampi, sfinimento, apatia mentale, insufficienza renale, convulsioni, aumento della pressione arteriosa, comparsa di extrasistoli. Non superare quindi i 900 ml di acqua in un’ora.


Un ultima considerazione. Le immersioni sportive per lo più avvengono in climi caldi o mesi estivi, magari programmando numerose immersioni, condizioni queste che comportano sicuramente un aumento delle perdite idriche per sudorazione. Non fidiamoci unicamente della nostra sensazione di sete: essa viene avvertita quando abbiamo già perduto circa il 2-3% del peso corporeo e scompare dopo un rimpiazzo di solo il 50-70% del reale fabbisogno idrico.


Impariamo a bere anche senza sete.



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