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Biodiving: photosub, marine biology, diving school

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Lo "Squalo Capopiatto"
di Antonella PRETI


  
Squalo capopiatto (Hexanchus griseus)
Foto di Alberto ROMEO
Lo squalo capopiatto, Hexanchus griseus della famiglia Hexanchidae è conosciuto anche come “blunt-nose sixgill shark”, “mud shark” o in francese “requin griset”. La parola “Hexanchus”, in Greco significa “sei bande” e si riferisce alle sei aperture branchiali caratteristiche di questo squalo, “griseus” si riferisce al colore grigio particolare di questo squalo, anche se alcuni esemplari tendono al marrone, o al nero sulla schiena e al bianco nella zona ventrale.

Altra caratteristica particolare è il fatto che abbiano solo una pinna dorsale, la maggior parte degli squali ne hanno due. Gli squali capopiatto sono distribuiti in tutto il mondo nei mari temperati e possono raggiungere lunghezze al di sopra dei 5 metri. Allo stadio immaturo vivono in prossimità dei fondali. Le femmine sono
  
Squalo capopiatto. Notare la presenza di una sola pinna dorsale.
ovovivipare e danno alla vita da 22 a 108 piccoli, alla nascita sono lunghi circa 60 cm. Si nutrono di una infinità di diverse prede, soprattutto pesci tra cui altri squali, aringhe, merluzzi, e perfino pesci spada, calamari, granchi e anche foche. Vengono pescati, la carne è commestibile e anche sono usati anche per la produzione di oli. Sono squali piuttosto aggressivi, in genere non attaccano l’uomo se non molestati, ma vi sono stati casi in cui, per esempio a San Francisco in California, hanno aggredito un uomo che passeggiava col cane in spiaggia, possono avvicinarsi molto alla riva. I pescatori sportivi riportano che lo squalo capopiatto una volta issato sulla barca continui ad essere pericoloso e cerchi di mordere anche al di fuori del suo elemento naturale.

Vive anche nei nostri mari… e ben lo sanno Alberto Romeo e la moglie Lucia noti fotografi e subacquei. Nel 1978 Alberto e Lucia stavano facendo un immersione a Ustica presso “la secca della Colombara”, posto conosciuto per esserci spesso una notevole corrente e mentre fotografavano le meraviglie del mare sono stati aggrediti da un esemplare piuttosto “grossino” di squalo capopiatto.

Ma sentiamo direttamente cosa ha da dirci Alberto…

Antonella: “Alberto raccontaci un pò cosa vi è successo in quel lontano 1978”

Alberto: “Si, era estate e mia moglie Lucia ed io stavamo facendo un’immersione fotografica, in superficie c’era una barca con un amico a bordo a motore spento. Stavamo facendo delle foto, abbiamo visto lo squalo in controluce mentre risalivamo ad una quindicina di metri di profondità”

Antonella: “Whao! E cosa è successo poi?”


  
Squalo capopiatto. Colpo con la macchina fotografica.
Alberto: “All’inizio lo squalo era pacifico, ma al primo lampo del flash, che era a lampadina e quindi con una durata notevolmente più lunga di quella dei moderni flash elettronici, si è perturbato e ha iniziato a dirigersi verso di me e mia moglie, abbiamo avuto il sangue freddo di scattare foto senza guardare nel mirino… non crediamo volesse morderci perché suppongo che ci sarebbe riuscito se avesse voluto… allora per difenderci gli abbiamo dato un colpo con la macchina fotografica e con il manometro e ci siamo addossati alla parete cercando di fare rumore con le bolle e battendo con il coltello sulle bombole...”

Antonella: “Cosa è successo poi, vi ha puntato ancora?”


  
Squalo capopiatto. Colpo con il manometro.
Alberto: “No dopo aver girato intorno a noi ancora per un pò fortunatamente se n’è andato, quindi guardinghi e vicini alla parete siamo risaliti in fretta e siamo saltati in barca con tutte le bombole..”

Antonella: “Chissà che spavento!!!Quanto tempo avete trascorso in compagnia dello squalo?”

Alberto: “Dieci lunghissimi minuti”

Antonella: “Quanto era lungo lo squalo?"

Alberto: “Approssimativamente due metri”

Antonella: “Alberto, pensi di poter dare qualche consiglio a subacquei e nuotatori che incontrino squali anche un pochino aggressivi?”


  
Squalo capopiatto. Particolare della bocca e dell'occhio
Alberto: “Non ci sono regole fisse su come comportarsi con gli squali, per mia esperienza ritengo che non si debba fuggire e cercare di mantenere la calma, evitare il panico per quanto possibile. Bisogna sfruttare le nostre dimensioni, con le pinne in acqua possiamo superare i due metri, facciamo rumore con le bolle e abbiamo un grosso occhio, la maschera, tutti elementi questi che possono intimidire spesso uno squalo. Se attaccati, bisogna lentamente mettersi con le spalle alla parete rocciosa, in modo da poter controllare meglio lo squalo, non avere paura di dare un colpo anche a mani nude specialmente sul muso o sulle branchie, per difendersi. Consiglio anche di fare rumore urlando nell’erogatore, e ad esempio come abbiamo fatto noi battendo il coltello sulle bombole.”

Antonella: “Grazie Alberto, in bocca al lupo per le prossime immersioni!!!”.


  
Squalo capopiatto in contro luce
Certo, ci va molto sangue freddo nell’incontro con uno squalo, ma non bisogna per questo temere il mare o evitare di immergersi, la possibilità di incontrare uno squalo, soprattutto nei nostri mari, è remotissima ed ancora più remota la probabilità di essere attaccati; è senz’altro piu’ facile, al giorno d’oggi, essere investiti da una macchina attraversando la strada!

(Le foto sono di Alberto ROMEO e Lucia SCORDATO.)


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