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Biodiving: photosub, marine biology, diving school

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  Gli Articoli di MondoMarino.net
Briozoi, questi sconosciuti
di Francesca FERDEGHINI

Malgrado molti di noi non siano in grado di riconoscerli durante un’immersione, confondendoli anzi con altri organismi bentonici, i Briozoi sono animali che vivono comunemente nell'ambiente marino sui fondi rocciosi. I Briozoi - letteralmente "animali-muschio" – si presentano spesso come minuscoli "coralli" dalla forma arborescente costituita da uno o più "rametti" o ciuffi o lamine, oppure possono formare incrostazioni sul substrato, di forma circolare o a foglio. La superficie esterna è decorata da una caratteristica porosità, il colore è molto vario: bianco, giallo, nero, violaceo, rosa. Vengono spesso confusi con gli Idrozoi o coi Cnidari. Sotto un microscopio questa confusione può sembrare giustificata perché si vedono sottili tentacoli a corona uscire fuori da custodie rigide cornee o calcaree. Ma i Briozoi non sono affatto costituiti da polipi di Cnidari: si tratta di forme di vita che, benché trascurabili a chi non si occupi di biologia, sono in realtà molto più complesse del Phylum degli Cnidari a cui vengono spesso impropriamente attribuiti. Sono conosciute dai tassonomisti circa 4000 specie viventi e potenzialmente si pensa che esista ancora un certo numero di specie ancora non descritte.

Il falso corallo, nome scientifico Myriapora truncata , e il pizzo di mare o rosa di mare, ossia Reteporella grimaldii (più nota come Sertella septentrionalis, ma che ha recentemente cambiato sistemazione tassonomica, e quindi nome e cognome) sono tra le specie più comunemente note ai subacquei, sia per la forma particolare, sia per le loro dimensioni che le rendono facilmente riconoscibili, sia che per la comune diffusione sui nostri fondali rocciosi.

I Briozoi, assieme ai Foronidi e ai Brachiopodi, appartengono al gruppo dei Lofoforati. I membri di questo gruppo hanno in comune l'organo per la cattura del cibo, detto "lofoforo".


  
Falso corallo (Myriapora truncata)
Foto di Guido PICCHETTI
Il lofoforo è un ripiegamento della parete del corpo che circonda la bocca e porta molti tentacoli ciliati. Le ciglia spingono una corrente d'acqua attraverso i lofoforo, permettendo la cattura del cibo. Si tratta quindi di organismi filtratori sospensivori.
I Briozoi sono organismi coloniali sessili, con costituzione modulare rappresentata da una ripetizione di individui molto piccoli. Il singolo individuo componente la colonia è chiamato zoide. Gli zoidi sono racchiusi da un involucro di materiale non vivente, detto zoecio, che ha forma di una scatola, dotata di un'apertura per la fuoriuscita del lofoforo, molte volte è protetta da un opercolo. Funzionalmente ciascun zoide è in comunicazione con il resto della colonia grazie ad una rete nervosa. Questa connessione tra i componenti di una colonia fa sì che, ad esempio, in risposta a fenomeni di disturbo localizzati ad uno o pochi zoidi (e.g. quando due colonie diverse vengono in contatto presso il margine) tutti gli zoidi della colonia ritraggono simultaneamente il lofoforo. Le colonie sono polimorfiche, cioè possono essere costituite da individui adibiti a funzioni differenti, con strutture specializzate per la funzione cui sono destinati. Gli individui difensivi sono detti avicularie e presentano una sorta di becco con il quale ripuliscono la colonia dagli organismi che tendono ad insediarsi su di essa come larve o parassiti. Questi individui difensivi non sono in grado di alimentarsi, perciò vengono nutriti da quelli adibiti alla cattura del cibo.


  
Falso corallo (Myriapora truncata)
Foto di Lucia SCORDATO
I Briozoi sono filtratori attivi, ossia non si limitano a catturare passivamente con la corona di tentacoli le particelle sospese nell’acqua, ma sono in grado di variare il movimento del lofoforo in relazione ai cambiamenti delle condizioni ambientali, ossia in relazione alla velocità della corrente marina e in relazione alla concentrazione delle particelle di cibo presenti nell’acqua. La velocità della corrente creata dal lofoforo aumenta con l’abbondanza delle particelle di cibo presenti nel mezzo.
Questa spiccata capacità filtratoria permette loro di essere tra i pochi organismi in grado di sopravvivere anche in condizioni estreme, ad esempio nelle parti più interne delle grotte marine sommerse, dove si verifica un brusco decremento della disponibilità di cibo.
La nutrizione è stata definita da alcuni Autori come il principale fattore che scolpisce la forma delle colonie dei Briozoi. A questo scopo, i Briozoi mostrano una grande varietà di forme di crescita, che sono state realizzate al fine di migliorare competizione per lo spazio e per il cibo. Le forme planari, simili a piccole gorgonie, sono tipicamente legate ad un regime di corrente costante o unidirezionale. Le forme cespugliose o arborescenti si trovano invece sviluppate da quelle colonie che si sviluppano in ambienti con flusso multidirezionale o turbolento. In mancanza di altri competitori per il substrato, alcune specie di Briozoi adottano anche una forma di crescita incrostante, a foglio sottile, che permette di sfruttare tutto lo spazio disponibile. Inoltre, alcune specie possono mostrare una forma di crescita massiva. La morfologia massiva rappresenta un buon compromesso tra le varie forme di crescita: essa ottiene un buon accesso alla colonna d’acqua e un relativo isolamento dal substrato; mantenendo una larga base di attacco al substrato, queste forme sono resistenti a forti movimenti dell’acqua.

Per quanto riguarda la riproduzione, di solito gli zoidi producono sia spermi che uova, ma alcune classi sono dioeci e presentano zoidi maschi, chiamati androzoidi, e zoidi femmine, chiamati gimnozoidi. Le uova fecondate si sviluppano in mare dando delle larve che sono pelagiche per un certo periodo, e poi si fissano al substrato formando una nuova colonia; la maggior parte delle specie mantiene però i suoi embrioni in particolari strutture dette ovicelle o camere incubatrici. A partire dall’elemento fondatore della colonia, ossia la larva metamorfosata, le colonie sono prodotte per riproduzione asessuale, per gemmazione.

Dal punto di vista della classificazione si distinguono tre classi: filactolemati, stenolemati e gimnolemati. La prima è costituita solo da specie di acqua dolce o salmastra, ed è caratterizzata da colonie dall’aspetto gelatinoso.
Agli stenolemati appartengono specie marine, rappresentate da un solo ordine, i ciclostomi, caratterizzati da uno zoecio di forma cilindrica: Hornera frondiculata e Frondipora verrucosa sono le specie di dimensioni maggiori, facilmente riconoscibili ad occhio nudo; le alte specie hanno perlopiù piccole dimensioni, incrostanti o ad alberello.


  
Briozoo (Hornera frondiculata)
Foto di Alberto ROMEO
Infine, la classe che raggruppa le specie più conosciute è quello dei gimnolemati. Questa classe principale è rappresentata da due ordini: uno quello degli ctenostomi con scheletro chitinoso o gelatinoso e colonie che formano cespugli o feltri, e l’ordine dei cheilostomi che hanno colonie con scheletro rigido e forma di crescita ad alberello, incrostante e spesso massiva.
I Briozoi appartenenti all’ordine dei cheilostomi che producono uno scheletro consistente, fortemente calcificato, possono contribuire in modo significativo alla massa del substrato duro nel loro ambiente: una volta morti, le porzioni scheletriche possono fornire nuovo substrato duro per altri organismi. Le specie antiche di Briozoi che possedevano uno scheletro rigido sono delle componenti importanti dei resti fossili, o addirittura, in alcuni casi, formazioni rocciose sono interamente derivate dall’accumulo di scheletri di Briozoi.Per questa loro capacità di produrre uno scheletro calcificato resistente, alcune specie di Briozoi possono fungere da "biocostruttori". Oggi le biocostruzioni sono costituite per la maggior parte da coralli e alghe calcaree, ma nei tempi antichi molti altri phyla, tra cui i Briozoi, sono stati importanti. Nei reef attuali i Briozoi giocano frequentemente ruoli accessori, che variano in relazione alla loro forma di crescita; normalmente non hanno la funzione di costruttori principali.

Il più grande briozoo del Mediterraneo è Pentapora fascialis, una specie comune sui fondali rocciosi dell’infralitorale e più spesso nel coralligeno, ma che spesso si trova anche sui rami delle gorgonie. Le colonie che si trovano sul substrato possono raggiungere dimensioni ragguardevoli (oltre i 40 cm di diametro!): sono di forma semisferica o ellissoidale, di colore arancione brillante; ad un più attento esame, la colonia risulta formata da tante lamine con l’estremità divisa in due lobi grossolanamente a forma di corna d’alce, da cui il nome volgare di ‘briozoo a corna d’alce’. Guardando dall’alto, la disposizione convoluta delle lamine richiama i solchi di un cervello.

Un altro organismo che appartiene al Phylum dei Briozoi è Smittina cervicornis, che, come suggerito dal nome specifico, possiede le lamine della colonia che ricordano la forma delle corna dei cervi. La colonia forma dei piccoli cespugli di colore arancione-rosato, che si trovano spesso sui fondali del coralligeno, in ambienti poco illuminati, dentro a spaccature e all’ingresso delle grotte marine. Si può distinguere da Pentapora fascialis per le dimensioni inferiori dell’intera colonia, ma soprattutto per la forma delle lamine che compongono la colonia, che sono molto sottili all’estremità e la cui biforcazione appare molto più marcata, così da formare due lobi sottili ben riconoscibili.
Uno dei Briozoi senz’altro più noti ai subacquei è il ‘falso corallo’, ossia la Myriapora truncata.


  
Falso corallo (Myriapora truncata)
Foto di Alberto ROMEO
Queste colonie hanno l’aspetto di un piccolo alberello con ogni ramificazione tipicamente divisa in due rami, e ogni ramo a sua volta diviso in due rami, e così via, fino a che, bruscamente, la ramificazione si interrompe senza diminuire di sezione (da qui il nome specifico truncata). Le ramificazioni hanno sezione tipicamente cilindrica, i lofofori sono trasparenti e, e estroflessi, formano un alone biancastro ondeggiante attorno all’asse della colonia. E proprio le caratteristiche dell’apparato filtrante permettono di distinguere il falso corallo dal corallo originale, il gorgonaceo Corallium rubrum. Infatti, mentre il corallo rosso ha polipi di otto tentacoli pennati di colore bianco candido, i lofofori dei Briozoi sono trasparenti, con tentacoli numerosi, di dimensioni microscopiche. Inoltre, forma e colore dell’asse della colonia consentono di operare una distinzione tra Myriapora e Corallium: di sezione perfettamente cilindrica e di colore arancione brillante quelle del briozoo; a forma appuntita e di colore rosso fuoco quelle del gorgonaceo. Inoltre, data la fragilità intrinseca dello scheletro del Briozoo, i rami del falso corallo non hanno alcun pregio ed utilizzo in gioielleria.

Infine, chi tra i subacquei non ha mai incontrato il ‘pizzo di mare’ o ‘rosa di mare’? Si tratta di una colonia (nome scientifico aggiornato Reteporella grimaldii, ex Sertella septentrionalis) che ha la forma di una piccola rete, molto fragile, di colore arancione tenue-rosa pallido, che può assumere forma di coppa o di lamine convolute. Nella Reteporella grimaldii gli zoidi sono disposti a losanghe lungo le maglie della rete e i lofofori si affacciano alle finestrelle delle rete. Attenzione quando la toccate: queste colonie sono estremamente fragili, e possono sbriciolarsi facilmente!
Oltre a queste specie note a tutti i subacquei, è importante sapere che esistono svariate centinaia (circa 400) specie mediterranee di Briozoi.


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