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  Gli Articoli di MondoMarino.net
Xiphias
- Il pesce spada! -
di Raffaele MINASI

"Lo Xiphia immane, di sua spada altero
Vien de l'Italia a le beate piagge
E ratto l'onda del Tirren solcando"

(Diego Vitrioli)


  
Disegno del pesce spada
Una leggenda dell'antica Grecia narra che i Mirmidoni, smaniosi di vendicare l'uccisione di Achille avvenuta durante la guerra cantata da Omero per mano dei Troiani, mossero contro costoro che evitarono la rappresaglia con la fuga; rabbiosi per non aver raggiunto il loro intento ,annegarono lanciandosi in mare : per tramandare questo nobile gesto Tetide, la dea marina madre del condottiero , li tramutò in pesci dal lungo rostro a ricordo imperituro della loro arma.
Noto fin dall'antichità e diffuso in tutte le acque temperate del globo, il pesce spada fu a torto considerato un feroce abitatore dei mari ed uno spietato nemico di ogni specie ittica, motivo per cui raramente lo vediamo raffigurato nell'iconografia dell'epoca dove invece domina l'immagine del delfino, fedele accompagnatore del dio Nettuno, sempre considerato amico dell'uomo.


  
Pesce spada raffigurato in un bassorilievo in Egitto nel tempio di Deir el Bari che mostra le navi della regina Hasceput in partenza per la terra di Punt
Nel XVIII secolo Carlo Linneo ne classificò il genere Xiphias (dal greco= rostro) e la specie gladius (dal latino=spada), collocando questo pesce nel vasto gruppo dei "Teleostei", ordine degli "Sgombroidei|" e famiglia degli "Xifidi".
Solo Aristotele(384-322 A.C.), a ben ragione reputato il padre della zoologia, nella sua opera la "Storia degli animali" aveva per primo descritto dettagliatamente questo pesce annotandone minuziosamente le abitudini.



  
Litografia originale in mio possesso colorata all'acquarello stampata a Napoli da Petroja nel 1868
Dal dorso di un colore azzurro-plumbeo che cambia in argenteo sui fianchi e sul ventre, presenta un corpo di forma slanciata che raggiunge anteriormente la sua massima circonferenza per poi assottigliarsi sempre più fino al peduncolo caudale dove sui lati spiccano due vistose carenature.
E' l'animale marino più veloce dopo il pesce vela grazie alla grande coda dai lobi lunghi ed appuntiti che gli permettere di superare i 93 km orari, rilevamento ottenuto calcolando la forza di penetrazione della spada nel fasciame di alcune imbarcazioni.



  
Prima fotografia al mondo dello spada in acque libere scattata dal Principe Alliata di Villafranca
La spada, singolare attributo da cui deriva il suo nome, è formata dalle ossa nasali e della mascella superiore che, unite saldamente tra loro , si protendono per circa 1/3 della lunghezza totale del corpo fino a formare un rostro acuminato, piatto, oblungo, dai bordi affilati e minutamente seghettati.Raggiunge inoltre ragguardevoli profondità e, come riportato da Costeau, nel 1967 un esemplare di 89 kg rimase incastrato in una giuntura dello scafo del sommergibile oceanografico "Alvin" che stazionava sui 610 metri.
Eterotermico e quindi con la temperatura corporea che si uniforma a quella dell'acqua in cui nuota, generalmente non sopporta che questa si abbassi sotto i 15°.
Nei momenti in cui la parte esterna del corpo tende a raffreddarsi oltre tale limite durante i suoi inabissamenti, un organo particolare, una vera "stufa biologica"dal peso di 50/100 g, situato in una delle due orbite e connesso al muscolo oculare nei pressi del cervello, riesce a mantenere costante la temperatura del sangue arterioso che a questo affluisce, permettendo all'animale di mantenere integre le capacità vitali.


  
Pesce spada nella rete (l'Enciclopedia del Sub Fabbri Editore)
Dopo il periodo invernale trascorso nelle acque profonde del basso Tirreno, affiora in superficie verso la prima decade di giugno lungo le coste calabre tra Scilla e Palmi con l'approssimarsi del periodo dell'accoppiamento che si protrae fino al mese di agosto, quando cambia la sua rotta costeggiando in senso inverso lo Stretto di Messina.
Generalmente solitario, durante il corteggiamento manifesta un attaccamento risaputo verso la sua occasionale compagna e tale da portarlo a volte anche alla morte se questa viene ferita od uccisa.
La femmina depone fino ad 800.000 uova, galleggianti, di forma sferica , trasparenti e dal diametro di 1,6-1,8 mm la cui sopravvivenza, il 2% circa, è condizionata dalle condizioni meteorologiche, dall'inquinamento e dalla maggiore o minore voracità di altri pesci e degli uccelli marini.
Il periodo d'incubazione dura dai 2 ai 3 giorni, trascorsi i quali dall'uovo dischiuso trae origine una larva di circa 4 mm, dalla forma molto appiattita e dalla colorazione nerastra con sfumature giallo-citrino; dopo il quarto giorno di sviluppo questa comincia ad aprire lentamente la bocca, gli occhi si pigmentano di nero con riflessi iridati e si ha un primo accenno delle pinne pettorali mentre quella dorsale da unita, comincia a scindersi nettamente.
Raggiunge in seguito rapidamente i 13 mm e con già abbozzata la caratteristica spada comincia ad avvicinarsi all'aspetto del pesce adulto. Già in autunno il peso si aggira fra i 3/4 kg e gli "spadelli", nome dialettale degli esemplari giovani, si aggirano in branchi di numerosi individui facile preda delle reti a circuizione, a dispetto del divieto di pesca e commercializzazione in questo stadio. Non si hanno dati certi sulle fasi successive di sviluppo, ma si calcola approssimativamente che il peso medio venga raggiunto solo dopo alcuni anni di vita.


  
Il "lunetri" da una vecchia cartolina che riproduce una foto ottocentesca di Mauro Ledru.
La sua cattura fino agli anni cinquanta avveniva soltanto nello stretto di Messina e per un limitato periodo, con le imbarcazioni ed il sistema di pesca descrittici dettagliatamente dagli storici greci Strabone e Polibio.
Numerose cronache e le leggende fiorite intorno a questo fiero abitatore dei mari ci sono poi state tramandate da molti scrittori e poeti vissuti in epoche successive.
In origine la sua cattura fu dunque una vera caccia, fatta di sudore e di ardimento, una competizione tra l'uomo ed il pesce che affondava le radici nel costume, nella tradizione e nella cultura delle varie epoche succedutesi.


  
Passerella - Foto di Raffaele MINASI
La fine degli anni '50 vide l'avvento delle "passerelle", tipo di imbarcazioni importato pare dal Cile, e con esse la scomparsa dei vecchi "luntri", denominazione dialettale delle tradizionali imbarcazioni; i remi furono sostituiti dal motore e ciò permise all'uomo di catturare una maggiore quantità di esemplari con minore sforzo, trasformando il vigoroso e mitico "lanciatore" in macellaio e la caccia in prosaica pesca.
E lentamente sparì anche il profondo senso di comunanza che legava quella gente di mare lungo le due sponde dello Stretto e che caratterizzava gli usi secolari che stabilivano la suddivisione della zona di caccia, la ripartizione dei proventi ed il compito che ciascun componente dell'equipaggio doveva osservare secondo il ruolo rivestito.
Ma, parafrasando un vecchio detto, chi "di arpione ferisce di arpione perisce", ed ormai da alcuni anni anche queste ultime sono andate in disarmo per l'introduzione un nuovo attrezzo molto più redditizio dell'antico arpione: il "palangrese", una lenza galleggiante, armata di ami, lunga a volte migliaia di metri e che spesso cattura anche animali protetti come le tartarughe ed i delfini.

Grandi e micidiali pescherecci oggi solcano tutte le acque in tutte le stagioni e con la loro sistematica ed irrazionale razzia portano ogni giorno ad una inevitabile rarefazione di questi animali creando già fatali squilibri ecologici.
Caccia con gli antichi "luntri", poi diventata pesca con le "passerelle" è oggi industria con i "palangresi": un'industria inflessibilmente distruttrice e che domani, un domani forse ormai prossimo, potrà portare più al nulla: né caccia, né pesca, né industria ed a rimanere saranno solo i ricordi, i ricordi di una leggenda che racconta… quando una volta c'era il pesce spada!


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