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Biodiving: photosub, marine biology, diving school

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  Gli Articoli di MondoMarino.net
Tartarughe marine
di Ylenia CHIARI


  
Tartaruga (Eretmochelys imbricata)
Foto di Guglielmo CICERCHIA
Ho dormito sulla spiaggia nottate e nottate di seguito, con il vento che mi buttava manciate di sabbia nel sacco a pelo, il rumore del mare di sottofondo, le torcettine rosse di chi faceva il turno al nido che si accendevano di quando in quando, controllando se i "bambini" erano usciti... I miei bambini, i bambini di tutti quelli che la mattina avevano le borse sotto agli occhi, la stanchezza in corpo, ma il viso felice, lo sguardo illuminato... "Bambini" che altro non erano se non piccoli di Caretta caretta appena usciti dal nido, in corsa veloce verso il mare...

Io ho vissuto tutto questo a Rodi, in Grecia, ma ogni anno, sulle spiagge di varie parti del mondo, con una metodica che spaventa ed affascina al tempo stesso, numerose tartarughe depongono le uova nella zona in cui loro stesse sono nate tempo addietro. Come ritrovino tali luoghi ancora oggetto di studio: chi sostiene orientandosi con il campo magnetico, chi grazie a segnali chimici riconosciuti in terra ed in mare, chi grazie alle correnti, chi grazie ad informazioni contenute nel loro codice genetico, chi ad un insieme di tutti questi fattori, certo che dalle loro zone cosiddette di pascolo, ovvero dove si nutrono, questi animali percorrono migliaia di chilometri a volte per arrivare alle zone riproduttive...

Personalmente ogni azione compiuta dalle tartarughe marine mi magnetizza... nonostante la loro mole si trascinano sulla sabbia, cercano un luogo riparato, non troppo umido e con un movimento meccanico ed alternato delle loro zampe scavano una buca in cui deporre centinaia di uova; quindi richiudono tutto e se ne tornano in mare, dove decisamente piu' a loro agio si muovono con una grazia innata... Inoltre sono rettili antichissimi, appartenenti all'ordine dei Testudines o Chelonia, presenti quasi senza modificazioni corporee da circa 200 milioni di anni.


  
Tartaruga (Eretmochelys imbricata)
Foto di Nicola CADEL
A livello tassonomico, le 7 specie di tartarughe marine possono essere raggruppate in due famiglie: Chelonidae (a cui appartengono la Caretta caretta, la Eretmochelys imbricata, la Chelonia mydas, la Lepidochelys olivacea, la Natator depressus e la Lepidochelys kempi) e Dermochelidae, a cui appartiene il genere monospecifico Dermochelys coriacea; controversa è la classificazione di Chelonia agassizi come specie a sè stante o come sottospecie di Chelonia mydas.

Si tratta quindi di rettili perfettamente adattati alla vita acquatica (con modificazioni a livello mascellare, in relazione alle loro abitudini alimentari, a livello di arti, con zampe anteriori strutturate a forma di paletta e corpo idrodinamico per ottimizzare il nuoto) in cui permangono alcune caratteristiche strutturali primitive, come l'impossibilita' del capo e degli arti di ritrarsi dentro al guscio.

Sebbene ogni specie presenti peculiarita' sia a livello esteriore che a livello comportamentale, tutte le tartarughe marine hanno in comune un "guscio", una "scatola" consistente in una parte superiore, chiamata carapace ed una inferiore, piastrone, saldati da ponti cartilaginei, in modo da proteggere gli organi interni; le scaglie cheratiniche che spesso ricoprono il carapace vengono utilizzate per il riconoscimento della specie.

Questi animali sono in grado di trascorrere molto del loro tempo immersi, da 5 minuti fino ad 1 ora, in relazione alla loro attività, risalendo in superficie per respirare; i loro polmoni sono adattati a permettere un rapido scambio di ossigeno, così che una singola esplosiva inalazione sufficiente a ripristinare la carenza di ossigeno.


  
Tartaruga verde (Chelonia mydas)
Foto di Andrea TOGNI
Come tutte le tartarughe, mancano di un orecchio esterno, rendendo quasi nullo il senso dell'udito, mentre molto sviluppato invece l'olfatto, tanto da essere considerato il più efficiente metodo di percezione che posseggono. La visione in acqua buona, mentre sulla terra efficiente solo per brevi distanze.

La loro diffusione nelle acque dell'emisfero, principalmente in zone tropicali e subtropicali, connessa con l'incapacità di mantenere una temperatura corporea interna constante (come invece facciamo ad esempio noi esseri umani) cosa che le rende quindi sensibili a temperature eccessivamente basse o eccessivamente alte.

Le aree nutrizionali possono essere molto differenti a seconda dei vari stadi di sviluppo: i piccoli (che vivono generalmente su banchi di sargassum lasciandosi trasportare dalle correnti) si nutrono di macroplancton, piccoli crostacei ed altri invertebrati, da adulti invece hanno una dieta che può cambiare facilmente in relazione alla disponibilità di cibo, portandole a percorrere anche molte miglia quando il cibo in una zona scarso. In generale la competizione alimentare fra le specie bassa, variando sia per tipo di cibo, che per localizzazione; ad esempio, Chelonia mydas nell'Oceano Indiano si nutre di piante marine che trova a circa 10 metri di profondità, mentre Caretta caretta predilige molluschi ed echinodermi a circa 20 metri di profondità, Dermochelys coriacea mangia meduse e plankton in superficie. Chelonia mydas l'unica specie vegetariana, anche se nello stadio giovanile carnivora.


  
Tartaruga verde (Chelonia mydas)
Foto di Andrea TOGNI
Le tartarughe marine sono principalmente animali pelagici, ciò significa che spendono la maggior parte della loro vita in acque costiere o oceano aperto, restando però legati all'ambiente terrestre per la deposizione delle uova. Durante il periodo riproduttivo, sia le femmine che i maschi migrano verso le aree riproduttive (sono praticamente gli unici momenti in cui possibile osservare dei gruppi di tartarughe, essendo degli animali prevalentemente solitari) e l'accoppiamento avviene in linea di massima a pochi km dalla spiaggia di deposizione; il maschio possiede sulle zampe anteriori delle unghie con cui blocca il carapace della femmina sotto di s e la copulazione può durare anche parecchie ore. La fecondazione interna e la femmina può essere fecondata da più maschi, aumentando in questo modo il successo riproduttivo. Dopo il periodo di accoppiamento, i maschi ritornano verso i pascoli nutritivi, mentre le femmine si recano sulle spiagge per la deposizione che avviene di notte, come generalmente l'emersione dei piccoli dal nido, in modo da prevenire sia un essiccamento a causa della elevata temperatura diurna, sia per sfuggire più facilmente ai predatori terrestri ed aerei. La temperatura ha una grossa influenza anche sulla determinazione del sesso dei piccoli, in quanto alte temperature daranno femmine, mentre basse temperature daranno maschi (in questi animali, come in altri rettili e pesci non esistono dei cromosomi sessuali, come ad esempio abbiamo nell'uomo con i cromosomi X e Y, da cui dipende appunto il sesso del nascituro).

Dopo questa sommaria introduzione sul mondo delle tartarughe marine vorrei spendere due parole su questi animali, sopravvissuti all'era dei dinosauri ed attualmente in pericolo di vita a causa delle attività umane...


  
Caretta (Caretta caretta)
Foto di Alberto ROMEO
A parte i predatori naturali, che decimano le popolazioni di tartarughini emersi dal nido ed in corsa verso il mare, come volpi, granchi fantasma (ghost crabs), coyotes, cani, ratti, uccelli, e quelli che possono danneggiare anche popolazioni adulte, esempio squali che, però, sono sempre predatori naturali e quindi rientrano in un contesto di selezione, i danni maggiori sono provocati dall'uomo. L'uomo può essere considerato il nemico numero uno di questi animali. In alcuni paesi dell'America Latina e dell'Asia, le uova di tartaruga sono considerate una prelibatezza (ed assicuro che non fantasia: in certe isole del Sud America, per quanto concerne la mia esperienza, le uova o la carne di tartaruga vengono offerte ai turisti a caro prezzo come qualcosa di tipico particolarmente gustuso e pregiato... ed assicuro anche che c' chi le mangia... per poi dire... sembra un uovo di gallina...) ed anche afrodisiache (ricorda molto la storia degli squali in via di estinzione per via delle zuppe di pinne di pescecane...); la carne di Chelonia mydas e la zuppa sono considerati un piatto da gourmet (vi risparmio, se non lo avete ancora letto, la descrizione che viene fatta a tal proposito nel racconto "Il pranzo di Babette"), mentre la pelle di alcune specie usata per ricavarne borse, scarpe ecc.


  
Caretta (Caretta caretta)
Foto di Alberto ROMEO
Ma non tutto, oltre ad un impatto diretto che l'uomo ha sulle popolazioni, c' da considerare quante tartarughe muoiono ogni anno impigliate nelle reti, o per ami conficcatisi in parti differenti del corpo, o per aver ingerito sacchetti od altri oggeti di plastica (che in controluce viene scambiata probabilmente per una medusa), o perch colpite da barche mentre risalivano in superficie per respirare. Un danno considerevole anche provocato da tutte le modifiche che vengono apportate alle spiagge siti di deposizione, come la costruzione di muri, stabilimenti balneari, scarichi a mare, ma anche la costruzione di ristoranti, bar o strade disturba, con le loro luci artificiali, sia le femmine adulte, sia i piccoli appena usciti dal nido disorientandoli (invece di andare verso il mare tendono a dirigersi verso le luci che percepiscono più forti).

Attualmente la sensibilizzazione verso questi animali sta aumentando e sempre di più vengono svolte attività di sorveglianza sulle spiagge di deposizione delle uova ed attività di ricerca in modo da preservare le specie e garantire la sopravvivenza.

@ Bibliografia

J. Ripley (1996) Seaturtles. Ed Worldlife Library
Chelon (1997) Manual on Marine Turtle Biology and Conservation
K.A. Bjorndal (1982) Biology and Conservation of sea turtles. Ed Washington DC Smithsonian Press

@ Siti internet consigliati

http://www.seaturtle.org
http://accstr.ufl.edu/
http://web.tiscalinet.it/chelon_ea
http://www.webwasp.freeuk.com/turtles/


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