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  Gli Articoli di MondoMarino.net
Maree
di Clizia BONACITO


  
Bavosa cornuta (Parablennius tentacularis)
Foto di Gianni NETO
Le altimetrie della crosta terrestre vengono sempre riferite al livello del mare. Ma se si prova ad osservare la battigia, tra un’ora e l’altra o tra un giorno e l’altro, si ha qualche problema a stabilire qual’è il livello zero di riferimento.

Il livello del mare, moto ondoso a parte, è determinato dalla somma delle variazioni climatiche, della marea meteorologica e della marea astronomica. Esso può variare nel lungo periodo anche a causa di movimenti verticali locali della crosta terrestre.

La marea meteorologica è determinata dalle variazioni del livello del mare causate dal vento e dalle differenze di pressione atmosferica, in intervalli compresi tra alcuni giorni e poche ore. Non è prevedibile nel lungo tempo. Inoltre le perturbazioni meteorologiche producono ulteriori oscillazioni chiamate sesse: esse sono dovute ad un rapido e temporaneo dislivello del mare che ristabilisce la condizione normale, mediante queste oscillazioni.

La marea astronomica è causata dalle forze gravitazionali e centrifughe esistenti nei sistemi terra-luna (molto vicina) e terra-sole (che ha una massa enorme, e quindi attrae…). Le variazioni sono poco accentuate quando le attrazioni dei due astri si compensano (fase di quadratura – quarti di luna); quando invece si sommano (fase di sigizia – novilunio e plenilunio) le maree fanno registrare le escursioni più ampie. In fase di quadratura l’escursione giornaliera può essere quasi impercettibile. Fase di quadratura e di sigizia si alternano periodicamente, con una durata del ciclo (da quadratura a quadratura o da sigizia a sigizia) di 14-15 giorni. Si può quindi prevedere e rappresentare questa marea con onde sinusoidali, che sono la sommatoria di un certo numero di componenti di marea diurna e semi-diurna.

In mare aperto l’escursione è di solito inferiore ad 1m, mentre sotto costa e in condizioni particolarmente favorevoli, può superare i 5m.


  
Pomodoro di mare (Actinia equina)
Foto di Gianni NETO
@ Maree e golfo di Trieste

Nella parte alta del Mar Adriatico la marea si propaga in senso antiorario, da Trieste a Venezia. La marea astronomica è di tipo semidiurno: nelle 24 ore si hanno due minimi e due massimi ad intervalli leggermente superiori alle 6 ore. Da poco prima a poco dopo ogni picco, esiste un periodo di tempo in cui la marea, e le relative correnti, è praticamente nulla. Un andamento ciclico di marea è riscontrabile anche al variare delle stagioni: in inverno si hanno le minime nel pomeriggio, mentre d’estate si registrano a notte inoltrata, o in prossimità dell’alba.

Il golfo di Trieste si trova all’estremo nord-est del Mar Adriatico; per la sua posizione geografica ha delle peculiarità, come l’apporto stagionale di notevoli quantità di acqua dolce, che ne fanno variare salinità e densità, causando correnti superficiali inverse rispetto a quelle più profonde. Insistono inoltre sulle coste due venti: la Bora, che proviene da Est-Nord-Est e lo Scirocco da Sud-Est. Come abbiamo visto prima, i venti incidono sulle variazioni della marea meteorologica.

Per fare un esempio, l’effetto combinato di una bassa pressione atmosferica e di forti venti meridionali (dati appunto dallo Scirocco), può produrre un innalzamento del livello del mare di circa 130 cm sopra il livello medio, mentre un’alta pressione con forte Bora può produrre un abbassamento di circa 60 cm.

Per queste caratteristiche e per la sua posizione al termine di un braccio di mare stretto e lungo, questo golfo ha escursioni di marea rilevanti, con una media attorno ai 90 cm, contro i 30 cm medi del Mar Mediterraneo.

Nel Mare Adriatico sesse notevoli non sono frequenti; per provocarle, infatti, occorrono particolari condizioni atmosferiche, con azioni intense e concomitanti: rapida variazione di pressione ad una delle estremità, passaggio di una depressione sempre ad una delle estremità, discesa della bora sul golfo di Venezia, il cessare o il cambiamento repentino di un vento. La sessa che dura 21 ore ha un’ampiezza che può raggiungere 1 m. e quella di 12 ore i 50 cm. Questo fenomeno avviene poche volte all’anno e prevalentemente nel semestre invernale.

Inoltre, negli ultimi cento anni, si è verificato un aumento complessivo del livello del mare di 13.2 cm, a causa dei movimenti verticali della crosta terrestre e dello scioglimento dei ghiacciai.

@ Maree ed energia

Le variazione del livello del mare sono ben note all’uomo, che cerca di sfruttarle per ricavarne energia: nelle centrali mareomotrici, ubicate dove l’ampiezza delle maree è tale da consentirne l’economicità, l’energia elettrica viene prodotta sfruttando l’alternanza di flusso e riflusso dell’acqua. Però solo una piccola frazione dell’energia intrinseca all’acqua può essere sfruttata con gli impianti appositi. Basti pensare che la potenza dissipata dalle maree (a causa dell’attrito con la Terra in rotazione) è circa pari a quella consumata nel mondo.

Uno di questi impianti è in funzione in Francia, alla foce del fiume Rance, sulla Manica. Le turbine collegate ai generatori (fatte girare dal flusso d’acqua incanalato in tunnel) sono reversibili, quindi funzionano sia al crescere che al calare delle acque.

Dal punto di vista dell’impatto ambientale deve essere tenuta sotto controllo la qualità chimico-fisica dell’acqua rilasciata, che potrebbe inquinarsi e riscaldarsi passando attraverso le turbine, e il rumore generato dalle stesse: potrebbero avere delle ripercussioni sull’ecosistema marino circostante.


  
Patella (Patella caerulea)
Foto di Gianni NETO
@ Maree e vita

La zona costiera soggetta alle variazioni del livello del mare (piano mesolitorale o zona di marea) è abitata da numerosi organismi marini, oltre che dall’uomo. Le condizioni chimico-fisiche di queste zone sono molto critiche per gli organismi, sia per la ciclica assenza-presenza dell’acqua, sia perché, anche quando l’acqua è presente, le variazioni di salinità, temperatura e irraggiamento solare sono più elevate che in mare aperto. Gli organismi marini, quindi, hanno dovuto sviluppare delle strategie per sopportare le fasi di eccessivo calore e/o salinità, per resistere alla forza del moto ondoso e per superare i periodi di emersione in cui è necessario continuare a respirare e non disidratarsi.

Le forme di alcuni di questi organismi, per esempio, non sembrano casuali: molti hanno la struttura del corpo o del guscio piramidale, con la base attaccata o appoggiata al substrato e la punta rivolta verso il mare. Questo permette loro di avere una migliore resistenza alla forza delle onde. Ci sono anche adattamenti dell’alimentazione, della riproduzione e dello sviluppo: c’è chi entra in acqua solo per riprodursi e chi addirittura rinuncia alla fase larvale marina (che generalmente è caratteristica peculiare degli organismi marini).

Nella zona di marea si trovano organismi appartenenti a quasi tutti i phylum animali e vari esempi dal mondo vegetale.

Prendiamo, ad esempio, il Fucus virsoides (quercia di mare), un alga bruna endemica del mar Adriatico: la sua struttura non rigida le permette di afflosciarsi sulle rocce quando è fuori dall’acqua, così da ridurre il più possibile la superficie esposta direttamente all’aria. Inoltre, come uno straccio, trattiene l’acqua all’interno (senza tenere conto del muco di rivestimento che limita ulteriormente l’evaporazione – e ci fa scivolare!). Questa specie necessita della fase di emersione poiché è il periodo in cui la fotosintesi è più efficace, essendo i raggi del sole non filtrati dall’acqua e quindi possono arrivare con la massima energia.


  
Pomodoro di mare (Actinia equina)
Foto di Alberto ROMEO
Tra gli cnidari, troviamo l’Actinia equina (pomodoro di mare) e l’Actinia carii (pomodoro tigre) suo parente strettissimo. Vivono solo in questa zona: sono capaci di ritirare completamente i tentacoli e chiudersi trattenendo un po’ d’acqua. Sono rivestiti da muco protettivo e aderiscono a rocce e sassi dove i raggi solari non arrivano direttamente. Tra il piano mesolitorale e l’infralitorale si trova l’Anemonia sulcata (anemone di mare), che non ha la possibilità di ritrarre completamente i tentacoli e quindi preferisce stare dove i periodi di emersioni sono rari e brevi.

Tra i molluschi le specie sono numerose, infatti hanno il miglior mezzo protettivo contro la disidratazione: la conchiglia. Si possono trovare Patella cerulea (patella), Chiton olivaceus (chitone), Mytilus galloprovincialis (cozza), Littorina neritoides (littorina) e Monodonta turbinata (chiocciola di mare). Le patelle e i chitoni si attaccano ermeticamente alla roccia, rimanendo così umidi all’interno, ma quando la marea si alza, si spostano per pascolare sulle rocce. Le patelle poi tornano sempre esattamente nello stesso punto, su cui si fissano (processo di homing).


  
Porcellino degli scogli (Ligia italica)
Foto di Massimiliano DE MARTINO
Le cozze chiudono saldamente le due valve per non far scappare nemmeno una gocciolina d’acqua nelle ore di emersione, e poi le riaprono per filtrare il plancton quando sono sommerse.

Le varie chioccioline, che hanno la possibilità di spostarsi in modo più agevole, si infilano generalmente nelle spaccature della roccia o sotto i sassi, per ripararsi dal sole e per mantenere un po’ di umidità interna, chiudendo con un opercolo l’apertura della conchiglia. Sono perfettamente adattate a vivere per lunghi periodi fuori dall’acqua, dalla quale dipendono però per la riproduzione.

I crostacei sono numerosi in questa zona: anche loro hanno un rivestimento idoneo che li protegge dalla disidratazione. Così troviamo dei granchi quali Xantho poressa (granchio dalle chele nere) e Porcellana platycheles (granchio dalle chele piatte) che cercano di nascondersi sotto le rocce o di mimetizzarsi nella ghiaia, ma si possono anche spostare trattenendo dell’acqua a livello delle lamelle branchiali.


  
Denti di cane (Chthamalus stellatus)
Foto di Cristian UMILI
Sotto i sassi umidi si raggruppano numerosi anfipodi (Orchestia gammarella e Talitrus saltator) e isopodi, come Ligia italica (porcellino di mare). Quest’ultimo, come i suoi simili, mancano della fase larvale e ciò lo rende più indipendente dall’ambiente marino.

Anche i cirripedi, quali Chtalamus spp. (denti di cane) e Balanus spp. (balani), sono dei perfetti abitanti della zona di marea: sono in grado di chiudersi nella loro armatura, conservando al loro interno quel po’ d’acqua che permette loro di sopravvivere in emersione anche per diversi giorni.



  
Succiascoglio comune (Lepadogaster candollii)
Foto di Massimiliano DE MARTINO
Non mancano, infine, rappresentanti tra i pesci: molti blennidi (per esempio Lipophrys pavo, bavosa pavone) e i succiascoglio (Lepadogaster lepadogaster) si rifugiano sotto le rocce e i sassi, oppure o si rintanano nei fori scavati dai datteri di mare (Lithophaga lithophaga), riparandosi dai raggi diretti del sole e proteggendo il corpo mediante una sostanza mucosa.

Nelle giornate di bassa marea più spinta è facile trovare sotto i sassi, o tra la ghiaia, sia piccole ofiure (Ophiotrix fragilis), che piccole stelle di mare (Asterina gibbosa), oltre a numerose ascidie di vari colori e morfologie.

Una cosa è da sottolineare: le varie specie non sono distribuite uniformemente lungo una spiaggia (dal mare alla zona secca), poiché esiste una zonazione che segue sia il gradiente di umidità che la forza del moto ondoso: specie più resistenti alla siccità, ma poco alle onde (come la littorina), sono quelle che troviamo più lontane dal mare; via via troviamo i cirripedi, le cozze, i mitili, gli altri crostacei (generalmente protetti dai sassi), il Fucus, i pesci, ecc.

Lo stesso avviene su una roccia o una scogliera a picco, in cui però la zonazione è verticale anziché orizzontale.

La zona di marea, così ricca di particolarità fisico-chimiche, soggetta alle influenze astronomiche e meteorologiche, racchiude quindi un mondo estremamente specializzato nelle forme, nelle strutture e nell’ecologia.

Ciò che suggerisco è di provare a sdraiarsi sulla battigia, durante la bassa marea e guardarsi attorno, sollevando delicatamente sassi grossi e piccoli, per scoprire così un nuovo punto di vista da cui osservare il mare.

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