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Biodiving: photosub, marine biology, diving school

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  Gli Articoli di MondoMarino.net
Gli zifidi
- una famiglia ancora così misteriosa -
di Eletta REVELLI

Durante la loro evoluzione, i cetacei hanno colonizzato quasi tutti gli ambienti acquatici del pianeta e si ritrovano oggi sia in mare che nei corsi d'acqua dolce.

Il modo in cui l'uomo si è rapportato con questi mammiferi è stato molto differente con il passare dei secoli: da feroci mostri marini, sempre pronti ad aggredire i naviganti, si è passati a vittime ideali di una spietata caccia che ha compromesso, in certi casi irrimediabilmente, le popolazioni mondiali.

Oggigiorno, fortunatamente, questi animali vengono per lo più apprezzati da tutti e molti sforzi si stanno compiendo per tutelarli e preservarli dalle attività antropiche più distruttive. Tuttavia, a causa delle abitudini subacquee, la conoscenza della loro biologia ed etologia risulta ancora essere molto scarsa e, solo di recente, grazie all'utilizzo di strumentazioni sofisticate, si sta riuscendo a svelare alcuni dei loro misteri.


  
Uno zifio fotografato nel Mar Ligure (Foto di Eletta Revelli)
Uno dei comportamenti in assoluto più emblematici ed al tempo stesso più toccanti per chi vi assiste, è lo spiaggiamento, che può essere di massa o di un singolo animale. Numerose sono le interpretazioni date per spiegare questo fenomeno, alcune più verosimili, legate al magnetismo terrestre ed alla capacità dei cetacei di muoversi “sentendo” il campo magnetico; altre molto fantasiose e bizzarre collegate, ad esempio, ad entità extraterrestri. Rimane tuttavia una certezza: si tratta di un comportamento naturale che si verifica da sempre.

Negli ultimi venti anni, però, ci sono stati degli strani e, purtroppo, ripetuti episodi, in cui, nell'arco di pochi giorni, animali appartenenti a specie diverse si sono spiaggiati nella stessa zona.

Alle Isole Canarie, per esempio, nel 1985, sono stati trovati 12 zifidi, nel 1988 altri 4, nel 1989 venti, nel 1991 3 Zifi (Ziphius cavirostris) e nel 2002 ancora 14 zifidi.

Le Canarie non sono però l'unico sito in cui si sono verificati questi spiaggiamenti: il più noto in Mediterraneo è quello della Grecia del 1996 in cui morirono 12 zifi. Nel resto del mondo alcuni altri casi sono quelli delle Virgin Islands nel 1999 con 4 zifidi spiaggiati, delle Bahamas nel 2000 con un totale di 17 cetacei e di Madeira nello stesso anno con 3 zifidi.

Dall'inizio del 2006 vi sono già stati ancora un paio di questi episodi, uno in Spagna con 4 zifi e l'altro in Indonesia con un gruppo di ferese (Feresa attenuata, piccolo delfinide di circa due metri e mezzo di lunghezza).

Immediatamente ci si rende conto che le vittime preferite di questo fenomeno sono gli zifidi che rappresentano una delle sette famiglie in cui sono ripartiti gli Odontoceti. I cetacei si dividono infatti in due grandi sottogruppi: da un lato gli Odontoceti che comprendono animali dotati di denti, dall'altro i Misticeti che presentano, invece dei denti, i fanoni, strutture di natura cornea utilizzate per filtrare il plancton, di cui si nutrono.

La famiglia degli Zifidi è costituita da una ventina di specie che si suddividono in Iperodonti, Berardi, Mesoplodonti, Tasmaceti e Zifio, tutti animali di dimensioni medio-grandi, caratterizzati dalla presenza di numerose cicatrici sul corpo, risultato delle interazioni sociali tra individui. La loro colorazione dipende dall'età e dal sesso e può essere grigia, marrone chiara, in certi casi anche biancastra; spesso si trovano esemplari con macchie gialle dovute alla presenza di diatomee, piccole alghe unicellulari che si incrostano sullo zifide.

Una caratteristica tipica di questi animali è la presenza di due soli denti nei maschi adulti, mentre le femmine e i giovani ne sono completamente sprovvisti.


  
Un salto fuori dall'acqua di uno zifio (Foto di Eletta Revelli)
In base alla specie, i denti hanno una morfologia diversa e si trovano in posizioni differenti: nello Ziphius cavirostris, unica specie presente in Mar Mediterraneo, ad esempio, i due denti si trovano sulla mascella inferiore, come se si trattasse di un vampiro “al contrario”.

Tra le circa ottanta specie di cetacei attuali, quelle appartenenti a questa famiglia sono le meno conosciute in assoluto, a causa della loro preferenza per le acque pelagiche profonde dove vanno a caccia di calamari e pesci di profondità. In aggiunta, la loro attività subacquea è caratterizzata da lunghe apnee e brevi ventilazioni superficiali, motivo per cui non è mai stato facile studiarli.


  
Il rostro di uno zifio a pelo d'acqua (Foto di Eletta Revelli)
Come mai questi odontoceti sono coinvolti negli episodi di spiaggiamenti insoliti? Purtroppo a questa domanda non è ancora possibile dare una risposta, ma si è riusciti a comprendere le cause alla base di questo fenomeno innaturale. Si chiamano mid-frequency active sonar e sono dei sonar a media frequenza, generalmente tra 1 e 10 kHz, utilizzati dalla Marina Militare di molti paesi, durante le esercitazioni in mare con la finalità di intercettare sottomarini nemici. L'uso di questi sonar è aumento notevolmente negli ultimi anni, da quando si è incominciato ad utilizzare i nuovi sommergibili diesel che non producono rumore e quindi non possono essere intercettati dai vecchi strumenti.

I sonar a media frequenza provocano in molte specie di mammiferi marini comportamenti drammatici che vanno dal panico all'abbandono dell'habitat fino allo spiaggiamento e i pescatori di alcune zone della Gran Bretagna e degli Stati Uniti li considerano i responsabili della diminuzione del loro pescato.

Quasi tutti i cetacei spiaggiati, che sono stati successivamente analizzati con un'autopsia, presentavano emorragie a livello cerebrale e all'apparato uditivo e la causa della loro morte è stata attribuita a una sindrome particolare nota come “Gas and Fat Embolic Sindromeche comporta la formazione di improvvise bolle d'aria all'interno degli organi vitali. Quando gli zifidi con questa sindrome spiaggiano vivi, si creano immediatamente gravi danni cardiovascolari che portano all'immediata morte degli animali.

Dopo lo spiaggiamento verificatosi in Grecia nel 1996, si è capito che le attività militari con questi sonar sono la causa delle morie di cetacei: uno o due giorni prima che gli animali spiaggiassero, infatti, in quelle zone erano state compiute delle manovre militari.

Messa alle strette dal forte interesse del pubblico causato da questi spiaggiamenti, la Marina Militare americana ha ammesso le proprie responsabilità ed ha stanziato una serie di fondi per ampliare le scarse conoscenze scientifiche sugli zifidi per cercare di trovare una soluzione che permetta di utilizzare queste apparecchiature danneggiando il meno possibile l'ambiente marino.

Così nel 1999 Mark Johnson, un ingegnere neozelandese del Woods Hole Oceanographic Institution (USA), ha inventato uno strumento eccezionale, noto come D-tag (digital acoustic recording tag), in grado di svelare il comportamento subacqueo dei cetacei.

Fin dagli anni ottanta, i cetologi si sono resi conto dell'importanza di conoscere l'attività in immersione di questi animali e, per fare ciò, si sono affidati alla telemetria, una tecnica che permette di seguire gli spostamenti di un animale applicando un sensore sul suo corpo. Tuttavia nessuno aveva mai costruito uno strumento così valido come il D-tag.


  
Il D-Tag (Foto di Alex Shorter WHOI)
Si tratta di un minicomputer dotato di due idrofoni in grado di registrare i suoni dell'animale “taggato”, e degli altri cetacei del gruppo ma anche delle imbarcazioni e di ogni sorgente sonora nelle vicinanze. Il tag contiene anche una bussola digitale, un sensore di pressione fondamentale per determinare le profondità raggiunte, un sensore che misura la pendenza e la rotazione sull'asse del corpo dell'animale, la velocità di nuoto e la direzione. Dai dati raccolti dal sensore della pendenza si riesce addirittura ad avere il numero di battiti della coda.

Questo microcomputer ha una memoria di sei gigabytes, può quindi registrare continuamente per un giorno intero ed è dotato di un sistema elettronico di rilascio automatico che viene normalmente regolato su 12 ore. Il D-tag viene posizionato all'interno di un piccolo contenitore di uretano insieme a un galleggiante che permette allo strumento di ritornare in superficie una volta distaccato dal cetaceo e a un trasmettitore radio per individuare il tag in mezzo al mare. Sulla base del contenitore in uretano vi sono poi quattro microventose di silicone che garantiscono una perfetta aderenza alla pelle del mammifero marino.


  
Il posizionamento del D-Tag sull'animale (Foto Ballardini)
Applicare un oggetto, seppur piccolo, su un animale selvatico che rimane in superficie per brevi intervalli di tempo non è mai molto semplice. A tal fine i ricercatori di WHOI utilizzano un palo di fibre di carbonio di 6 metri che viene manipolato da un gommone spinto da un motore elettrico, per ridurre al minimo il disturbo acustico ed evitare quindi l'allontanamento degli animali.

Il D-tag è stato fino ad ora utilizzato con successo su molti animali marini tra cui i capodogli del Golfo del Messico e del mar Ligure, i lamantini nel Belize, i narvali in Canada, i globicefali delle Canarie e delle Bahamas, le megattere in Australia e a Cape Cod e gli zifidi del mar Ligure e delle Canarie.

Questo sofisticato strumento ha registrato il massimo record di immersione per i mammiferi marini (2.050 metri raggiunti dallo zifio in Mar Ligure) ed è stato in grado di scoprire i suoni, finora sconosciuti, dello Zifio e del Mesoplodonte di De Blainville (Mesoplodons densirostris). Come gli altri odontoceti, anche queste due specie ecolocalizzano, ossia emettono dei suoni ad alta frequenza – i click – che si disperdono nell'ambiente acquatico e che ritornano al cetaceo sottoforma di eco, una volta individuato un oggetto. L'ecolocalizzazione, tipica anche dei pipistrelli, viene utilizzata durante la ricerca delle prede.

Per molto tempo si è creduto che lo zifio fosse muto e non ecolocalizzasse poiché gli idrofoni usati in superficie durante gli avvistamenti non registravano mai alcun segnale. Il D-tag è stato in grado di scoprire il motivo di questo silenzio superficiale: lo zifio e il mesoplodonte di De Blainville, infatti, incominciano a produrre i click soltanto in profondità, tra i 400 e i 500 metri , e smettono di ecolocalizzare all'inizio della risalita, intorno ai 700/800 metri. In aggiunta si è visto che, come avviene anche per i capodogli, essi producono delle particolari sequenze regolari di click che terminano con un rapido aumento fino a circa 250 click al secondo. Questo suono viene definito “buzz”, viene spesso associato con un'accelerazione dell'animale e si ritiene venga utilizzato durante l'effettiva cattura della preda.

Grazie ai dati registrati su uno zifio del Mar Ligure nel 2003, si è anche potuto osservare una notevole variazione nel comportamento acustico alimentare dell'animale durante il passaggio di una grande nave i cui suoni sono stati anch'essi raccolti dal D-tag. Quando l'imbarcazione si trovava infatti a una distanza di 700 m dal cetaceo in immersione, esso ha repentinamente smesso di ecolocalizzare, riducendo in questo modo la sua efficienza alimentare. Si ritiene infatti che, oltre ai sonar militari, anche i suoni prodotti dalle navi possano creare un notevole rumore ambientale in grado di mascherare l'ecolocalizzazione e la comunicazione tra cetacei.

La popolazione di zifi del Mar Ligure è di fatto costretta a convivere con l'intenso traffico marittimo in partenza da Genova e Savona; risulta perciò fondamentale continuare a studiare la loro etologia per migliorare la conservazione di questi animali ancora così misteriosi.

In casi come questo, il D-tag ha non solo dimostrato di essere uno stupefacente mezzo per rendere più visibili le loro sconosciute evoluzioni subacquee, ma ha già fatto intravedere notevoli potenzialità per continuare, in futuro, a fornire interessanti e utili informazioni scientifiche.

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