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Biodiving: photosub, marine biology, diving school

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  Gli Articoli di MondoMarino.net
L'unione fa la forza
di Paolo MICALIZZI


  
Ambiente Tropicale
Foto di Marco Alberto DONNINI
Nel corso dell'evoluzione gli organismi hanno adottato diverse strategie per la lotta quotidiana alla sopravvivenza: da una parte i predatori che affinano le tecniche per la cattura delle prede; dall'altra queste ultime che tentano di sfuggire ai continui attacchi dei cacciatori.
Quale strategia migliore se non quella di riunirsi e confondere il predatore! Sia nell'ambiente terrestre che in quello aereo, questa "tattica" è adottata da moltissime specie (zebre, gnu, uccelli, api e insetti in genere, ecc..). Anche nell'elemento acqueo i pesci sfruttano le potenzialità del gruppo per sfuggire ai predatori. Ammassati in enormi formazioni compatte, i pesci possono scoraggiare eventuali aggressori, o far fronte, con maggiori possibilità di sopravvivenza, alle pressioni e all'attacco dei predatori. Un banco di pesci (il corrispondente del branco per le specie terrestri) si viene a formare anche durante le migrazioni, ed il fine è sempre lo stesso, quello della difesa.

L'origine del termine "banco" va ricercato nella parola inglese shoal che vuol dire appunto banco, inteso sia come banco di sabbia che come moltitudine di pesci che nuotano nella stessa direzione. Infatti si usa il termine shoal per gli individui adulti, e il termine school, scuola, per gli individui giovani. Shoaling e schooling indicano i fattori e i processi che determinano le aggregazioni.


  
Pesce cristallo (Parapriacanthus guentheri)
Foto di Yuri BAUTTA
Quando il banco è impaurito ciascun pesce cerca di proteggersi dietro agli altri, in modo tale che il raggruppamento assume la forma di una densissima sfera che espone al pericolo il minor numero di individui.

Visto che ogni giorno le numerosissime specie che popolano il nostro mare affrontano il problema della sopravvivenza, il banco sta sempre, per così dire, "ad occhi aperti", pronto a proteggere la propria incolumità, e, al tempo stesso, attento a cogliere le occasioni per nutrirsi, crescere e riprodursi.

La vita di relazione del banco è molto più complessa del branco terrestre, in quanto il pericolo può arrivare da ogni direzione, e si basa su un'intesa eccezionale tra i singoli individui del gruppo.
Le centinaia, e a volte migliaia di unità che lo compongono, si muovono con una perfetta sincronia tanto da apparire agli occhi del predatore, ed anche ai nostri, come un unico "corpo" di enormi dimensioni che fluttua nell'acqua, ora a destra, ora a sinistra, ora spezzandosi in due o tre gruppi che tornano poi a riunirsi in una caratteristica nube densa e scura, come una sorta di groviglio vivente che nuota con un sincronismo stupefacente, schivando i decisi attacchi dell'animale cacciatore.


  
Relitto Liberty
Foto di Claudio BERTASINI
La capacità di un simile comportamento deriva principalmente dai mille occhi del banco, che, costantemente rivolti in tutte le direzioni, riescono ad anticipare le mosse di eventuali predatori. Ma è anche frutto di legami più complessi attinenti alla sfera delle relazioni intraspecifiche, spesso condizionati da messaggi sonori, chimici o visivi.

Un ruolo altrettanto importante nella comunicazione di massa del banco è svolto dal sistema sensoriale, che si avvale della cosiddetta linea laterale, capace di fornire all'animale informazioni utili al mantenimento del ritmo all'interno del gruppo. Il rilevamento di variazioni di direzione e di velocità delle correnti locali, generate dai movimenti dei pesci vicini, permette ad ogni individuo del banco di regolare la propria posizione, evitando confusioni o collisioni in caso di repentini cambiamenti di direzione o di improvvise accelerazioni, come avviene in presenza di un predatore.

I banchi rappresentano l'espressione di questo spirito gregario, che nell'ambiente acquatico è molto diffuso, visto che la metà delle specie ittiche lo adotta nella prima fase di vita, ed un quarto delle specie lo adotta poi anche come modello di vita permanente. Non tutti i banchi di pesci mantengono sempre la formazione compatta di banco, ma i componenti possono essere disposti in maniera più o meno casuale gli uni rispetto agli altri, ed organizzarsi in shoals solo in determinate occasioni: le sardine (Sardina pilchardus), per esempio, trascorrono quasi per intero il loro ciclo vitale in vasti banchi polarizzati. Ma, quando sono impegnate a nutrirsi, si scompongono in gruppi disordinati.


  
Ambiente Tropicale
Foto di Alberto ROMEO
Un banco è costituito sempre da un considerevole numero di individui che normalmente appartengono alla stessa specie (i banchi di certe specie pelagiche arrivano a superare i 3 miliardi di componenti).
Ci possono essere anche banchi costituiti da individui appartenenti a specie differenti (banchi eterospecifici). La caratteristica che accomuna gli individui di un banco di pesci della stessa specie o di specie differenti è la conformità nella taglia dei componenti, in modo tale da permettere un perfetto allineamento dei singoli pesci, determinando così la formazione di una massa impenetrabile.

Le specie che vivono in banchi sono di solito migratrici a larga distribuzione geografica. Durante la migrazioni verticali giornaliere, il tipo di aggregazione e la forma del banco può cambiare in relazione all'alternarsi giorno-notte, pur restando costante il valore del loro rapporto, come accade per le sardine e le acciughe dell'Adriatico. Il banco, durante la notte, si posiziona più in profondità ed assume una minore compattezza. Al contrario, nelle ore diurne, il banco è più compatto e si sposta prevalentemente in superficie. La luce delle potenti lampade dei pescherecci, utilizzate durante le pesche notturne, sfrutta questa caratteristica delle sardine per farle aggregare maggiormente, indurle poi a risalire ed infine catturarle.

L'opposto accade invece nell'Atlantico, dove le aringhe di giorno si trovano in profondità in piccoli banchi, mentre di notte si concentrano in superficie.

I banchi di salmoni e anguille, durante le loro migrazioni riproduttive, assumono comportamenti particolari e diversi : i primi risalgono dal mare i corsi d'acqua dolce, in centinaia di migliaia, finché non raggiungono il luogo esatto dove sono nati; qui, una volta deposte le uova, terminano la loro esistenza, lasciando spazio alla nuova generazione. Le seconde, in autunno, quando sono sessualmente mature, discendono il corso dei fiumi fino al mare, compiendo viaggi di migliaia di chilometri per raggiungere il mar dei Sargassi, vicino alle isole Bermuda e alle Antille, dove son solite riprodursi. Dalle uova nascono piccole larve trasparenti, dette leptocefali, che migrano lentamente verso le coste nordamericane e afro-europee, sfruttando la corrente del Golfo. La loro migrazione dura più di due anni, e, giunte verso l'inizio della primavera,alla foce dei fiumi, li risalgono nuotando faticosamente contro corrente.


  
Ambiente Tropicale
Foto di Marco Alberto DONNINI
Le tecniche utilizzate dal banco per evitare gli attacchi dei predatori sono molteplici: uno di questi, l'effetto fontana, è utilizzato quando il predatore risulta essere più veloce dei pesci e può, di conseguenza, inserirsi tra di essi: a questo punto i pesci lo aggirano dividendosi lateralmente in due gruppi che si ricongiungono alle sue spalle; se il predatore si gira, la manovra si ripete in senso inverso. Questa tattica riesce a disorientare i sistemi sensoriali del predatore, che avrà difficoltà a localizzare e seguire delle prede che cambiano improvvisamente direzione.

L'espansione a flash è invece messa in atto in caso di rapido avvicinamento di un predatore: di fronte ad esso il banco si apre in ogni direzione, disperdendosi a 360° e rendendogli problematica la concentrazione su una singola preda, in mezzo all'improvviso balenio di squame argentee.

Le svariate manovre difensive delle prede hanno, col tempo, fatto evolvere le strategie d'attacco dei predatori, che hanno preso adeguate contromisure, dando origine ad una vera e propria battaglia strategica per la sopravvivenza.

Molti predatori diventano attivi quando la luce è bassa (alba o tramonto) per sfruttare al meglio la visibilità delle prede; oppure focalizzano la loro attenzione solo sugli individui più esposti del banco, nuotandogli ininterrottamente a lato ed attendendo il momento propizio per attaccare; altri hanno adottato lo stesso comportamento strategico delle prede, disponendosi anch'essi in gruppo e moltiplicando in tal modo la propria capacità offensiva.


  
Carangide giallo (Carangoides fulvoguttatus)
Foto di Vittorio PELLIZZOLA
Sono quindi frequenti i banchi di grossi predatori, come tonni o barracuda, che si riuniscono per seguire e cacciare le loro prede, anch'esse in gran numero, come gli enormi banchi di aringhe pelagiche, che diventano così più vulnerabili.

Vi è dunque tutto un complesso di fenomeni che contribuisce a mantenere l'equilibrio tra prede e predatori. L'unico predatore che riesce ad alterare questo equilibrio è l'uomo che, con i mezzi più moderni che utilizza per la cattura dei banchi di pesci come le ecosonde, sposta sensibilmente l'ago della bilancia modificando gravemente gli ecosistemi.


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