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Biodiving: photosub, marine biology, diving school

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Storie di fantasmi
di Massimo BOYER


  
Pesce ago fantasma ornato (Solenostomus paradoxus)
Foto di Massimo BOYER
Il gamberetto commensale si muove lentamente lungo il braccio del crinoide, raccogliendo con precisione millimetrica pezzetti di muco e residui di cibo. La sua routine quotidiana è fatta di piccoli furti ma anche di un'azione di pulizia, cui l'ospite si sottopone passivamente. In cambio offre protezione: pochi pesci predatori s'interessano ai crinoidi, il gamberetto è relativamente tranquillo.

Relativamente. Un movimento alle spalle innesca il comportamento difensivo. Gli occhi sferici danno la possibilità al crostaceo di vedere tutto intorno a sé, ma in realtà solo la visione frontale ha un’alta definizione; alla periferia del campo visivo sono percepiti solo i movimenti. Il gamberetto s'immobilizza, con moto impercettibile il peduncolo oculare ruota all’indietro per inquadrare la potenziale minaccia. In questo momento il piccolo crostaceo è virtualmente invisibile: il colore lo confonde con lo sfondo, e comunque la maggior parte dei predatori che potrebbero essere interessati a lui è stimolata ad attaccare da un oggetto in moto.


  
Pesce ago fantasma ornato (Solenostomus paradoxus)
Foto di Massimo BOYER
Ma cosa si è mosso? Il panorama osservato con cura è quello solito, monotono, rassicurante. I bracci del crinoide ondeggiano ritmicamente nella corrente. Forse un braccio leggermente spostato, ispessito nella parte centrale potrebbe attirare l'attenzione del crostaceo, ma è trascurato. Il gamberetto si tranquillizza e si rimette in moto, si sposta verso una succulenta particella alimentare, ma non arriva a coglierla. Una corrente fortissima lo strappa al suo supporto, un'oscurità viscida lo avvolge, lo comprime, un attimo prima che i succhi gastrici comincino a digerirlo.

Il predatore invisibile che il gamberetto, in questo brevissimo raccontino del terrore, avrebbe dovuto considerare con più attenzione, è un pesce ago fantasma, della specie Solenostomus paradoxus. Per brevità preferiamo chiamarlo semplicemente pesce fantasma. La famiglia cui appartiene, quella dei Solenostomidi, è diffusa in tutto l'Indo-Pacifico tropicale con una manciata di specie la cui biologia è ancora per molti aspetti sconosciuta. Manado, in Indonesia, è uno dei siti nel mondo dove è più facile osservarli.


  
Pesce ago fantasma ornato (Solenostomus paradoxus)
Foto di Massimo BOYER
Si conosce bene la tecnica con cui catturano le prede, di solito piccoli crostacei planctonici o commensali su crinoidi, gorgonie, spugne. Come i cavallucci marini e i pesci ago (famiglia singnatidi) con cui sono imparentati alla lontana, i nostri amici hanno la bocca a forma di tubo allungato, chiuso all'estremità da una mandibola. I muscoli del tubo boccale possono tendersi allargandone il diametro e determinando una depressione all’interno. Quando la mandibola si apre l’acqua è risucchiata violentemente all’interno assieme alle prede, per lo più minuti crostacei.

La tecnica usata per avvicinare la preda e anche per passare inosservato ai predatori, è quella di confondersi con l’ambiente circostante. Vero artista del mimetismo, aggressivo come difensivo, Solenostomus paradoxus riproduce alla perfezione le forme e i colori dei crinoidi, delle gorgonie, dei coralli neri, accanto ai quali è solito sostare a testa inclinata verso il basso, molto difficile da individuare. Il colore è molto variabile nell’ambito della specie.


  
Pesce ago fantasma ornato (Solenostomus paradoxus)
Foto di Massimo BOYER
Non dobbiamo pensare a cambiamenti di colore repentini, come quelli che siamo soliti osservare ad esempio nei polpi, ma nello spazio di una giornata il pesce fantasma è capace di cambiare colore per fondersi con l'ambiente. La sua livrea è un patchwork di bianco, giallo, arancio, marrone, rosso, nero: combinando diversamente le macchie colorate il risultato è raggiunto. Facile capire perché, per distinguerlo dalle specie affini, S. paradoxus sia chiamato pesce fantasma arlecchino, o ornato. Le appendici dermiche, in numero e lunghezza variabile, sono particolarmente efficaci nel farlo assomigliare ai bracci piumati dei crinoidi.


  
Pesce fantasma rugoso (Solenostomus paegnius)
Foto di Massimo BOYER
Altre specie di solenostomi si mimetizzano imitando un'alga o un frammento di foglia mosso dalle onde.
Questi pesci hanno una lunga fase di vita pelagica. I giovani, eterei spettri trasparenti, vanno alla deriva fino a che correnti favorevoli li spingono vicino a una barriera corallina. Allora si accasano presso un crinoide, una gorgonia, in un microambiente favorevole insomma, trovano un partner e si riproducono. Poi scompaiono. Nessuno sa dove vadano, né quanto duri il loro ciclo vitale (forse semplicemente muoiono dopo la riproduzione).


  
Pesce ago fantasma ornato (Solenostomus paradoxus)
Foto di Massimo BOYER
Un altro enigma: il pesce fantasma cambia colore per adattarlo a quello dominante sullo sfondo. Questo a volte riesce con sorprendente precisione, altre volte l'imitazione non è così perfetta. Ma quello che colpisce l'osservatore attento è che quando si trova una coppia di S. paradoxus il maschio (più piccolo) e la femmina hanno esattamente lo stesso colore. Sembra che lo sforzo più grande sia fatto per assomigliare al partner più che all'ambiente circostante, anche se il vantaggio di un simile comportamento non è chiaro.


  
Pesce ago fantasma robusto (Solenostomus cyanopterus)
Foto di Massimo BOYER
Nella specie Solenostomus cyanopterus abbiamo osservato spesso coppie con i due partner di colori diversi.
Mentre in pesci ago e cavallucci marini il maschio incuba le uova in una sorta di marsupio ventrale, nei solenostomidi è la femmina (più grande) a sobbarcarsi questo compito e lo fa trattenendo le uova fino alla schiusa in una tasca formata dalle due pinne ventrali unite.


  
Pesce ago fantasma ornato (Solenostomus paradoxus)
Foto di Massimo BOYER
Ristabilito l’ordine naturale delle cose? Ma neanche per sogno: l’idea che noi mammiferi abbiamo dei ruoli biologici di maschio e femmina è imposta dalla gravidanza e dall’allattamento, compiti che solo le nostre femmine possono assolvere. Tra i pesci che si prendono cura delle uova i ruoli sono quasi sempre invertiti: la femmina investe molta più energia nella produzione di uova di quanta ne investa il maschio nella produzione dello sperma, per lei spendere altre energie nell’allevamento della prole vorrebbe dire sottrarne alla produzione di nuove uova.

E per i pesci è importante produrre tante uova. E quindi le cure parentali alla prole sono responsabilità di lui. Si pensi alla cura con cui i tordi maschi del genere Symphodus costruiscono e curano il nido, o alla pazienza con cui il re di triglie maschio (Apogon) cova in bocca le uova. Maschio e femmina sono sempre riconoscibili osservando la forma delle pinne ventrali, come si vede nelle foto.


  
Pesce ago fantasma robusto (Solenostomus cyanopterus)
Foto di Massimo BOYER
In acquario sono stati osservati cambiamenti di sesso: maschi funzionali, posti con altri maschi, si sono trasformati in femmine. Non si sa quanta importanza abbiano in ambiente questi fenomeni di ermafroditismo, ma forse il giovane pesce fantasma oltre al colore può scegliere anche il sesso.
Misteriosi ed evasivi, detti pesci fantasma per l’abilità con cui appaiono e scompaiono, in genere considerati rari, probabilmente sono più comuni di quello che si pensi. Solo, da buoni fantasmi, non amano manifestarsi a tutti.

Articolo pubblicato sulla rivista Aqva, n. 175, anno 2002.


@ Per saperne di più

Al Celebes Divers avrete la possibilità di andare in vacanza a Manado, presso il diving center gestito dall’autore di questo articolo, e di imparare ad osservare questi animali meravigliosi.
Informazioni complete al sito www.kudalaut.com.
Informazioni sulla vita nei mari Indonesiani al sito www.edge-of-reef.com.

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