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Biodiving: photosub, marine biology, diving school

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  Gli Articoli di MondoMarino.net
Cavallucci e vino
- Obiettivo sulle nuove specie tropicali di ippocampo (e qualche ricetta da non provare) -
di Massimo BOYER


  
Cavalluccio marino pigmeo (Hippocampus bargibanti)
Foto di Massimo BOYER
Un animale di straordinaria bellezza e stranezza sta diventando popolarissimo tra i subacquei: il cavalluccio pigmeo, scoperto solo negli anni '70 e in modo del tutto accidentale. Uno specialista di ottocoralli, avendo raccolto e trasferito in un acquario una grossa colonia della gorgonia Muricella, ne stava esaminando con cura la fitta trama delle ramificazioni, quando si accorse che uno dei rametti, piccolo e contorto, lo squadrava accigliato! Una gorgonia con gli occhi? Sarebbe stata una scoperta in grado di rivoluzionare tutte le nostre idee sui celenterati, invece si trattava di quello che ora chiamiamo Hippocampus bargibanti, il più piccolo ippocampo conosciuto, diffuso dalla Nuova Caledonia all'Indonesia.


  
Cavalluccio marino pigmeo (Hippocampus bargibanti)
Foto di Massimo BOYER
Straordinario esempio di mimetismo, con la pelle decorata da papille rosse o rosa che imitano forma e colore dei polipi, il cavalluccio pigmeo è perfettamente adattato a vivere solo sul suo ospite. Guardandolo così immobile viene in mente un termine botanico: innesto. Siamo quasi sorpresi quando scioglie la coda, si stacca, e si sposta pigramente sul ramo vicino.


  
Cavalluccio marino pigmeo (Hippocampus bargibanti)
Foto di Massimo BOYER
Ne abbiamo osservati fino a 12 sulla stessa gorgonia. Se volete vederli dovete armarvi di santa pazienza, eventualmente di una lente d’ingrandimento, e rassegnarvi a esplorare centimetro per centimetro la superficie della Muricella, dove ogni rametto ora sembra un ippocampo, ma dove sono gli occhi? Non è per niente semplice: sono animali lunghi 2-3 cm, di cui più della metà è una sottile coda prensile.


  
Cavalluccio marino pigmeo (Hippocampus denise)
Foto di Massimo BOYER
Ma ne vale la pena. Molti aspetti della loro vita sono ancora avvolti nel mistero, eppure gli scienziati hanno incominciato a guardare con più attenzione alle gorgonie, e già un'altra specie indonesiana di ippocampo pigmeo è stata descritta: di colore giallo-arancio, legata a una diversa specie di ottocorallo, è stata recentissimamente denominata Hippocampus denise.


  
Cavalluccio marino comune (Hippocampus taeniopterus)
Foto di Massimo BOYER
I cavallucci marini appartengono alla famiglia dei singnatidi, che include i pesci ago. Il corpo è protetto da una corazza di anelli ossei, la bocca allungata a tubo, la coda lunga e prensile. Nel nuoto procedono in posizione verticale, spingendosi con ondulazioni della pinna dorsale. Il capo è mobilissimo: questo è uno dei pochissimi pesci ad avere un collo. Il sistema riproduttivo è unico: in un accoppiamento da kamasutra ittico la femmina trasferisce le uova in un marsupio posto sul ventre del maschio ippocampo. Al babbo spetta il compito di portare a termine la gravidanza, e di partorire cavallucci vivi. Notiamo che nei pesci il più delle volte le cure della prole (quando esistono) spettano al maschio: la femmina, libera da impegni, può concentrare tutte le sue energie nella produzione di nuove uova; la produzione dello sperma è meno dispendiosa da un punto di vista energetico.


  
Cavalluccio marino istrice (Hippocampus spinosissimus)
Foto di Massimo BOYER
Il sistema riproduttivo dei singnatidi è efficace in quanto limita le perdite per mortalità precoce; d’altro canto un numero limitato di uova può essere custodito. Inoltre tutti gli ippocampi sono conosciuti come animali che formano coppie fisse, fedeli al partner fino alla morte e oltre, e questo è un grosso svantaggio: se uno dei due è catturato, l’altro difficilmente potrà tornare a riprodursi.


  
Cavalluccio marino comune (Hippocampus taeniopterus)
Foto di Massimo BOYER
I cavallucci marini, hanno sempre attirato la fantasia dell’uomo. Ne esistono rappresentazioni a partire dai tempi delle prime civiltà mediterranee, Dei e creature mitologiche marine sono circondati da un corteggio di ippocampi. Nonostante l’interesse e l’attrazione che esercitano sugli umani, questi animali sono poco conosciuti: una trentina le specie note, ma sicuramente il numero reale è più che doppio. Soprattutto nelle zone del Pacifico occidentale, per lungo tempo sono stati suddivisi in forme spinose (classificate come Hippocampus hystrix) e forme a pelle liscia (classificate come Hippocampus kuda). Studi più dettagliati stanno dimostrando come hystrix e kuda siano complessi che comprendono in realtà numerose specie, talvolta a distribuzione molto ristretta, rarissime e già minacciate di estinzione.


  
Cavalluccio marino istrice (Hippocampus spinosissimus)
Foto di Massimo BOYER
Le popolazioni mondiali dei cavallucci marini sono in via di rarefazione, dovuta a diversi fattori: uno è lo sfruttamento troppo intenso del loro ambiente da parte dell’uomo. Per molte specie infatti l’ambiente naturale è rappresentato da fondi sabbiosi o coperti di piante marine, a pochissima profondità, dove facilmente le attività umane provocano scompensi o disturbo. Un'altra causa di declino per molte popolazioni è la pesca eccessiva cui sono sottoposte in estremo Oriente. Che ci faranno mai coi cavallucci marini? La risposta è: una tisana. Per la medicina popolare cinese ippocampi e pesci ago, essiccati e polverizzati, sono considerati un tonico, che ritarda gli effetti dell’invecchiamento, con effetti positivi sulla produzione di ormoni.


  
Pseudo ippocampo (Acentronura breviperula)
Foto di Massimo BOYER
È sbagliato mettere in ridicolo ciò che non si conosce. Abbiamo preferito sentire il parere di un esperto. Al dr. Federico Silla, medico-chirurgo e docente presso la scuola di Medicina Tradizionale Cinese JiangSu de L'Aquila, abbiamo chiesto: a che serve il cavalluccio marino in medicina? «La medicina tradizionale cinese, che affonda le sue origine nella filosofia Taoista, ha sviluppato in circa tre millenni, una farmacologia precisa, priva di effetti collaterali e molto efficace. Gli oltre 12.000 rimedi naturali su cui si basa sono prevalentemente di origine vegetale. Il pensiero Taoista si sviluppa dall’interpretazione energetica della realtà: qualsiasi fenomeno naturale è il risultato di due forze opposte ma complementari, fuse in modo dinamico: Yin e Yang. La malattia deriva dalla mancata comunicazione o da uno squilibrio tra queste due forze, situazione purtroppo molto frequente al giorno d’oggi per il tipo di vita che conduciamo.


  
Scaffali e scaffali di cavallucci in scatola
Nelle prescrizioni cinesi troviamo il cavallo di mare (Hai Ma). E' usato polverizzato in decotti per risolvere problemi artritici oppure per la gotta. Entra come componente nella polvere per la longevità (Guiling Ji), assieme a frammenti di corna di cervo. Il cavalluccio marino (come il corno di rinoceronte) è un tonico dello Yang. In altre parole è in grado di rallentare il calo delle funzioni ormonali, metaboliche, sessuali, immunitarie, che si verifica fisiologicamente con l’età. Non è un rimedio miracoloso ma nemmeno il mero frutto di credenze o superstizioni. Molti concordano sul fatto che non abbia più senso usare i cavallucci marini, visto il pericolo di estinzione che corrono queste specie e la possibilità di sostituzione con sostanze di origine vegetale, coltivabili. Alcuni rimedi classici sono già stati banditi dall’uso, come le ossa di tigre, le scaglie di pangolino e il corno di rinoceronte: provocare l'estinzione di una specie animale non è sicuramente lo scopo del pensiero Taoista!» Questo dunque è quanto sostiene la tradizione medica Cinese, e molti concordano sul fatto che si possa sostituire l'Hai Ma con preparati vegetali. Purtroppo è vero anche che sui banchi dei supermercati orientali abbiamo visto di persona pillole afrodisiache al cavalluccio marino: un preteso viagra naturale! In Indonesia un cavalluccio in una bottiglia di captikus (liquore distillato dallo zucchero di palma) avrebbe potere afrodisiaco. Cavallucci e vino?


  
Cavalluccio marino di Pontoh (Hippocampus sp. 1)
Foto di Massimo BOYER
La contaminazione tra le tradizioni mediche orientali e lo stile di vita occidentale produce questi mostri? Sedici milioni di cavallucci marini secchi sono venduti ogni anno in Asia. Le associazioni ambientaliste esitano a chiedere per gli ippocampi lo status di specie minacciate, per il timore A che il loro traffico, diventando illegale, diventi del tutto incontrollabile. Con un approccio molto concreto, la biologa canadese Amanda Vincent ha installato alle Filippine una vera e propria fattoria di cavallucci marini, la cui produzione è destinata al ripopolamento ma anche in parte all’esportazione e all’utilizzo come farmaco tradizionale, per permettere agli indigeni di sfruttare la loro risorsa senza intaccare le popolazioni naturali.


  
Cavalluccio marino di Pontoh (Hippocampus sp. 1)
Foto di Massimo BOYER
Il sistema riproduttivo dei singnatidi può essere sfruttato per la loro ripresa, attraverso la raccolta dei maschi gravidi e l’accrescimento della prole in acquario. Esistono le possibilità per un ripopolamento aiutato dall’uomo. Ma bisognerà agire in fretta, per preservare un patrimonio di specie di cui non si conosce che una piccola parte.

@ Appendice
Mentre questo articolo appariva sulla rivista Aqva (n. 178, anno 2002), il mondo degli scienziati che si occupano di cavallucci marini era in fermento. A parte la recentissima descrizione della specie Hippocampus denise, altre 2 specie di cavalluccio pigmeo sono state scoperte in acque Indonesiane durante l’ultimo anno. Ovviamente ancora senza nome, sono l'Hippocampus sp. 1, fotografato a Bunaken ed associato con l’idroide Sertularella sp. e l'Hippocampus sp. 2, fotografato alle isole Togian ed associato con l’alcionaceo Nephtea sp.

@ Per saperne di più
Insomma, Manado e in generale l’Indonesia sembrano essere uno dei posti più indicati per osservare i cavallucci marini. Se volete andarci, e trascorrere una vacanza istruttiva con l’autore di questo articolo, al sito www.kudalaut.com trovate tutte le informazioni. Tra l'altro, kuda laut vuol dire cavallo di mare in lingua indonesiana. Al sito www.edge-of-reef.com informazioni sulla biologia delle barriere coralline Indonesiane.


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