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  Gli Articoli di MondoMarino.net
Mutamenti climatici
di Francesco ZENI

Fin dalla notte dei tempi i mutamenti climatici hanno rivestito un ruolo fondamentale per la vita della Terra e dei suoi abitanti. In tempi remoti il nostro pianeta è stato interessato dall'alternarsi di epoche glaciali ed interglaciali che hanno apportato incredibili sconvolgimenti sia per quanto riguarda l'aspetto geomorfologico che quello ecologico. Durante il solo Pleistocene (2 m.a.), ben cinque sono state le glaciazioni seguite da altrettanti periodi a clima più caldo; l'ultima, quella Würmiana, è durata circa 60.000 anni ed è terminata “appena” 10.000 anni fa (8300 a.C.) segnando l'inizio dell'Olocene, l'era geologica in cui attualmente viviamo. Anche se da allora il clima non ha subito variazioni di notevole ampiezza, non si può certamente dire che è rimasto invariato. Alla glaciazione Würmiana ha fatto seguito un periodo climatico caratterizzato da momenti caldi alternati a periodi freddi con valori medi di temperatura oscillanti di 2-3 C° in più o in meno rispetto a quella attuale (Accordi & Palmieri, 1991). Dal 1850 in poi si registra un generale aumento della temperatura compreso tra 0.4 e 0.8 C° soprattutto tra il 1910 e il 1945 e tra il 1976 e i giorni nostri (Sciortino M et al ., 2000).


  
Fanerogama marina (Halophila stipulacea)
Foto di Gianni NETO
In Italia, in particolare nell'Italia meridionale, questa tendenza all'aumento di temperatura è testimoniato dalla presenza di “ospiti caldi” quali Halophila stipulacea, fanerogama marina presente lungo le coste della Sicilia (Mazzella 1994), Caulerpa racemosa, alga di derivazione tropicale nelle acque di Gallipoli (De Castro, 2001) e del Golfo di Napoli (osservazione diretta dell'autore) e, sempre in Puglia ed in Campania, pesci pappagallo segnalati dai pescatori subacquei del posto. L'ampliamento dell'areale di distribuzione delle specie sopra citate è infatti, molto probabilmente, da attribuire a fenomeni di riscaldamento del nostro Mediterraneo.Ma a cosa sono dovuti i mutamenti climatici?Principalmente questi fenomeni di grande oscillazione termica si rifanno a cause astronomiche, in special modo ai movimenti ciclici e periodici della terra nel sistema solare. Non è il caso adesso di addentrarsi in problematiche astronomiche, ci basti sapere che la terra è soggetta a tutta una serie di importantissimi fattori che modificano nei millenni la sua orbita intorno al sole variando così la sua distanza minima e massima da esso, come se l'orbita diventasse ora più allungata ora meno. Questi fattori, inoltre, modificano l'angolazione dell'asse terrestre e fanno si che gli equinozi cadano ogni anno con circa 20 minuti di anticipo rispetto al precedente (Accordi & Palmieri, 1991).Tutto ciò si traduce in una variazione della quantità, dell'esposizione e dell'incidenza della radiazione solare sulla superficie terrestre e di conseguenza in una variazione climatica più o meno accentuata.

Ma esiste un'altra teoria (che tra le tante ci sembra giusto riportare) atta a spiegare i fenomeni di riscaldamento rilevati nell'atmosfera. Essa tiene conto di un altro fattore, sicuramente meno naturale ma non per questo meno importante, che inciderebbe in maniera significativa sull'evoluzione del clima terrestre: l'inquinamento atmosferico di cui l'effetto serra e il buco nell'ozono verrebbero ad esserne senza dubbio le conseguenze principali.Secondo i canoni di questa teoria, l'anidride carbonica e il metano, rilasciati nell'atmosfera sia dai processi naturali (respirazione, decomposizione organica ecc.) che dall'uomo (combustione, decomposizione anaerobica dei rifiuti, discariche RSU ecc.), assorbono i raggi infrarossi e, impedendone il rilascio nello spazio, contribuiscono ad aumentare la temperatura dell'atmosfera e della superficie terrestre (Pizzullo & Tognotti, 1997).Lo stesso metano, insieme ad altri gas, come i CFC ad esempio (cloro-fluoro-carburi), ostacola la formazione di ozono nella troposfera con conseguente aumento della temperatura e passaggio di raggi ultra violetti.

Da quanto abbiamo visto, quindi, il nostro clima sembra tendere ad un riscaldamento progressivo.


  
Caulerpa (Caulerpa racemosa)
Foto di Maria GHELIA
Ma che cosa succederà al mare e ai suoi abitanti? Possiamo provare ad azzardare una previsione, del tutto personale s'intenda, ma forse non troppo lontana da quella che potrebbe essere una realtà non tanto futura.L'aumento della temperatura, ma soprattutto la mutata incidenza della luce solare potrebbe modificare la popolazione algale soprattutto nei primi metri di profondità. Alcune alghe che sono alla base della catena alimentare, non riuscendo a sopportare l'irradiazione eccessiva, potrebbero scomparire, colonizzare nicchie superficiali riparate dal sole (l'ingresso di una grotta per esempio) o migrare più in profondità mentre altre specie nuove, ospiti caldi e quindi già abituati a climi più caldi, prenderebbero il loro posto (cosa che già sta accadendo con la Caulerpa racemosa).La schiera degli erbivori che di esse si nutrono, potrebbe adattarsi al cambiamento di profondità, restare al loro livello abituale adattandosi alle variate condizioni alimentari e ambientali, competendo tra l'altro con le specie erbivore provenienti da mari più caldi, o estinguersi.

Anche i pesci (almeno quelli non predatori e che vivono in acque più superficiali) si troverebbero a fronteggiare la stessa situazione, per cui potrebbero spostarsi più in profondità, cercare rifugio negli anfratti e nelle tane, o estinguersi. La competizione con altri pesci ospiti caldi non sembra, per ora, essere preoccupante, ma con il diminuire delle risorse alimentari le cose potrebbero peggiorare.Per quanto riguarda i predatori, invece, non dovrebbero avere eccessivi problemi dal punto di vista “nutrizionale”, almeno per i primi tempi, ma, con lo svilupparsi di una competizione con i predatori dei mari caldi le cose andrebbero certamente peggio.

Come si può facilmente osservare, i mutamenti climatici, con conseguenti cambiamenti dei regimi alimentari, possono perfettamente giustificare, già da adesso, le variate abitudini di alcune specie ittiche, il loro spostamento verso acque più profonde e perfino le migrazioni verso nord come è successo, ad esempio, per alcune specie di cernia (Mazzella et al. , 1991).

In tutto ciò il subacqueo che si immerge con le bombole o in apnea, svolge, a mio avviso, l'importantissimo ruolo di osservatore-esploratore. Dovrà sicuramente adattarsi ai mutamenti climatici che verranno, conservando nel contempo il compito e la responsabilità di riferire ai “terrestri” che si occupano di “questioni ambientali”, tutto ciò che succede sotto la superficie del mare. La rete informativa che il “popolo dei subacquei” riuscirà a tessere, potrebbe essere forse l'arma vincente nella lotta per la conservazione e la protezione dell'ambiente marino, senza dimenticare chi, come MondoMarino.net, rende tutto ciò trasparente agli occhi del mondo e disponibile per tutti.

@ Bibliografia
  • Accordi B., Palmieri O., 1991 – Il globo terrestre e la sua evoluzione III ed. Zanichelli
  • De Castro P., 2001 – Un'alga d'assalto, la Caulerpa racemosa nel Golfo di Gallipoli Sub, Anno XVIII, 184, gennaio 2001, 64-66, 4 figg.;
  • Mazzella L., Russino G.A., Chessa L.A., Russo G.F., 1991 – New record of Epinephelus spp. (Osteichthtes, Serranidae), on the coast of Alghero (N.W. Sardinia –Italy) in: Les éspeces marine à protéger en Méditerranée, G.I.S. Posidonie publ., Fr.: 291-298;
  • Mazzella L. Cancemi G., Terlizzi A., Scipione M.B., 1994 – Il prato ad Halophila stipulacea (Forskk) Aschers dei G. di Naxos (Sicilia): caratteristiche della pianta e del popolamento a fauna vagile. BIOL. MAR. MEDIT5.: 401-402;
  • Pizzullo M., Tognotti L., 1997 – L'effetto serra ed il settore rifiuti in Italia: analisi e stime quantitative delle emissioni di metano BIOLOGI ITALIANI, Anno XXVII, 6, giugno 1997, 27-35;
  • Sciortino M, Colonna N., Ferrara V., 2000 – La lotta alla desertificazione in Italia EAI, 2, 2000.
@ Altri testi consultati
  • Mitchell L. G., Mutchmor J. A., Dolphin W. D., 1996, - Zoologia Zanichelli;
  • Tortonese E., 1975 – Osteichthyes (pesci ossei) parte seconda Edizioni Calderini Bologna;
  • Eastman J. T., De Vries A. L., 1987 – I pesci dell'Antartide Le Scienze Anno XX, 1987, Vol. XXXVIII, 221, 68-75;

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