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Biodiving: photosub, marine biology, diving school

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  Gli Articoli di MondoMarino.net
Il pomodoro di mare
di Silvia CASTELLI


  
Pomodoro di mare (Actinia equina)
Foto di Alberto ROMEO
La zona costiera è, nella maggior parte dei casi, la più ricca di vita marina. Animali delle più varie forme vi si affollano, strisciano, nuotano, si aggrappano alle rocce sommerse, si nascondono nella sabbia del fondo o stanno sospesi nell'acqua. E' un'esplosione di colori e d'immagini quello che si rivela ai subacquei quando s'immergono sotto costa, specialmente dove l'acqua è limpida. Qui fiorisce la fantastica fauna che sembra flora di cui i più tipici rappresentanti sono gli anemoni di mare, stupendi "fiori" dalla ricca corolla policroma, che sbocciano qua e là sulla roccia sommersa.

Alla famiglia delle attinie presenti nel Mediterraneo appartengono 7 generi con 10 specie che sono polipi solitari, perlopiù sessili, privi di struttura scheletrica e che si fissano alle rocce o ad altri oggetti del fondo per mezzo di un disco adesivo collocato sul piede, detto disco pedale.

Il disco pedale è facilmente riconoscibile poiché è più ampio del tronco sovrastante.

La bocca è circondata da circa 200 tentacoli retrattili, generalmente tutti uguali, che hanno la caratteristica di essere solitamente in numero multiplo di sei, e che conferiscono all'animale l'aspetto di un coloratissimo fiore.
Alcune specie di Attinidi si spostano scivolando sul piede, ma in modo lentissimo e quasi impercettibile: nell'arco di una giornata un'attinia riesce a muoversi al massimo di circa mezzo metro.

Il “pomodoro di mare” è l'attinia più facile da incontrare, per la sua abitudine di collocarsi su scogli e rocce vicinissime alla superficie.

Il suo colore è rosso vivo con i tentacoli più chiari, e può andare dal rosso porpora, al rosso bruno fino al marrone, in base all'età ed alle condizioni ambientali in cui vive l'esemplare. I margini del disco boccale e di quello pedale sono orlati di blu vivace.


  
Pomodoro di mare (Actinia equina)
Foto di Gianni NETO
Stiamo parlando dell'Actinia equina, un celenterato tipico di tutte le coste del Mediterraneo, main realtà diffusa un po' ovunque dall'Atlantico fino all'Indopacifico.

Vive lungo la costa, sulle pareti rocciose della zona mediolitorale (caratterizzata da specie che sopportano o esigono brevi emersioni) ed infralitorale superiore (caratterizzata da specie provenienti dalla zona mesolitorale inferiore e da specie costantemente immerse), lungo le banchine dei porti, negli interstizi, sulla superficie inferiore delle pietre in condizioni a volte difficili.

Durante la bassa marea il pomodoro di mare si trova spesso fuori dall'acqua. Resiste a questa condizione grazie alla capacità di ritrarre i tentacoli assumendo una forma subsferica che gli conferisce appunto il nome con il quale è conosciuto da tutti. Quando chiude tutti i tentacoli, trattiene dell'acqua al suo interno per evitare la disidratazione.

Quando la marea si alza, e più precisamente nel momento in cui l'acqua torna a coprirla, l'attinia si «riapre», estroflettendo i suoi tentacoli alla ricerca di cibo: organismi planctonici, piccoli crostacei e pesci, o detriti organici che giungono alla portata dei suoi tentacoli. I tentacoli, infatti, hanno proprietà adesive che bloccano la vittima e successivamente la paralizzano con i filamenti urticanti. A questo punto portano la preda verso il centro del corpo, dove si apre la grande bocca.

Il corpo è cilindrico, dal diametro di circa 7 cm, e può raggiungere i 6 cm di altezza. I tentacoli misurano circa 2 cm di lunghezza e sono piuttosto brevi, disposti a corona intorno all'apertura boccale.

Una caratteristica peculiare di questo organismo è la presenza di organelli urticanti situati soprattutto sui tentacoli e intorno alla bocca. Il corpo è costituito da 2 strati di cellule (epidermide e gastrodermide) tra i quali è compresa una sottile mesoglea acellulare.
All'interno del corpo vi è una cavità detta celenteron, che funge prevalentemente da cavità digerente, e si apre all'esterno attraverso una sola apertura che serve sia da bocca che da ano.

In sostanza, come quasi tutti i celenterati, l'attinia è uno «stomaco con i tentacoli» senza un apparato nervoso centralizzato ma disposto a «rete».


  
Pomodoro di mare (Actinia equina)
Foto di Massimiliano DE MARTINO
Le modalità riproduttive del pomodoro di mare sono controverse, e non c'è totale accordo tra gli esperti: l'ipotesi più probabile, è che esistano due forme di A. equina: una che si riproduce sessualmente, ed una asessualmente. Il periodo riproduttivo si estende per tutto l'anno con picchi da marzo a settembre. Ne caso di riproduzione sessuale,  La fecondazione è interna e, poco dopo, gli embrioni abbandonano il genitore per trasformarsi in una larva ciliata capace di muoversi liberamente. Le larve planctoniche che riescono a sopravvivere si sviluppano fino allo stadio di planula. Successivamente vengono aspirate da un'attinia adulta e completano il loro sviluppo nella sua cavità gastrovascolare. A questo punto lasciano l'attinia adulta e vagano per breve tempo nell'acqua. Si fissano poi a qualche substrato sommerso, ove emettono i tentacoli e iniziano la loro vita. Actinia equina è in grado di vivere molti anni.

I pomodori di mare sembrano essere tra gli animali più innocui al mondo, ma in realtà sono animali molto aggressivi. Si ha l'impressione che sia il moto ondoso a far dondolare dolcemente nell'acqua i tentacoli che circondano la bocca. Ma è lui, l'animale, che volontariamente allarga i tentacoli in tutte le direzioni per estendere al massimo il raggio del suo territorio di caccia. L'animale cattura, paralizza e uccide pesciolini, crostacei e molluschi di piccola taglia con i cnidociti, cellule presenti anche negli altri Celenterati. Ciascun cnidocita è una singola cellula che contiene una capsula, la nematocisti, piena di liquido tossico. Al suo interno c'è un filamento cavo avvolto a spirale con una parte terminale che sporge all'esterno, detta cnidociglio. Appena questa parte esterna viene sfiorata, in una frazione di secondo lo stimolo meccanico si trasmette al filamento che scatta all'esterno iniettando nel disturbatore o nella preda il liquido velenoso. I tentacoli lavorano a tempo pieno per sostituire le capsule esplose. L'anemone, così come la medusa, non rimane mai “disarmato”.


  
Pomodoro di mare (Actinia equina)
Foto di Francesco TURANO
Questi accaniti cacciatori sono anche fieri difensori del proprio territorio, mostrandosi a volte aggressivi anche verso i propri simili. L'aggressività è stimolata dal contatto tra i tentacoli di due attinie adiacenti: l'attinia più grande è generalmente colei che aggredisce, mentre l'altra è la vittima. Il pomodoro di mare che aggredisce rigonfia speciali vescicole a forma di sacco, che stanno normalmente nascoste sotto i tentacoli. Sono gli "acroragi": appena toccano un anemone estraneo, da essi si stacca la parte terminale che si incolla al corpo dell'antagonista. Poiché questa parte è piena di nematocisti velenose, viene iniettata in questo modo nei tessuti del vicino una dose massiccia di veleno. L'attinia sconfitta, riconosciuta la superiorità dell'avversario, ritira tentacoli e acroragi e si allontana in cerca di un posto più tranquillo.

In ogni caso, nessuna attinia può essere tanto tranquilla quando in giro ci sono i suoi predatori, come ad esempio il nudibranco Aeolidia papillosa (che di pomodori di mare va ghiotto), ed i picnogonidi, piccoli artropodi chelicerati marini che succhiano liquidi dal corpo dell'attinia, aggrappati alla colonna o al disco pedale.

D'altro canto l'Actinia equina è fastidiosa anche per l'uomo, poiché la sostanza urticante contenuta negli cnidoblasti è responsabile delle irritazioni ai subacquei e ai semplici bagnanti che affollano le spiagge durante la stagione balneare.

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