SommarioRicerca
PoesieE-Card, Articoli, ScreenSaver, ecc...
Utenti RegistratiArea E-mail

Biodiving: photosub, marine biology, diving school

 « | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | » Torna all'elenco 

  Gli Articoli di MondoMarino.net
La Cladocora caespitosa
- il corallo “costruttore” del Mediterraneo -
di Raffaele ANNESE


  
Madrepora pagnotta (Cladocora caespitosa)
Foto di Guido PICCHETTI
Le scogliere coralline tipiche delle regioni tropicali sono formazioni rocciose biogene, ovvero costruite da organismi marini a predominanza animale, in primo luogo Cnidari antozoi (letteralmente “animali fiore”, in riferimento ai polipi dei coralli), appartenenti soprattutto all'ordine dei madreporari. In queste regioni, le particolari condizioni di profondità, luce e temperatura delle acque favoriscono il processo di fissazione del carbonato di calcio, di cui è costituito lo scheletro di questi organismi. Si assiste, quindi, al prosperare di coralli, alghe calcaree e spugne che attirano numerosi organismi marini, come molluschi dalle conchiglie colorate e pesci dalle forme e colori spettacolari.

I subacquei di tutto il mondo raggiungono questi luoghi per vedere e fotografare (…si spera solo quello!) le bellezze degli atolli dell'Oceano Pacifico e Indiano o delle barriere coralline dell'Australia orientale, che ormai sono entrate di dovere nell'immaginario e nei sogni di molti, anche perché queste straordinarie formazioni sono ritenute molto lontane dalle nostre realtà.


  
Madrepora pagnotta (Cladocora caespitosa)
Foto di Luciano FIORENTINI
Ma, anche nel Mediterraneo, e quindi sui fondali che si possono esplorare in immersione anche vicino casa, sono presenti i coralli madreporari “costruttori”, i quali, nei nostri mari temperati, formano “piccole” scogliere coralline. Piccole, se messe in relazione con quelle delle regioni tropicali, ma che stupiscono per la varietà di forme e colori degli organismi che si possono incontrare dove l'ambiente marino è rimasto ancora integro.

Il rappresentante più importante dei “costruttori” presente nel Mare Nostrum è la Cladocora caespitosa (L.), una madrepora coloniale (classe antozoi, sottoclasse esacoralli), appartenente alla famiglia delle Favidi. Essa è costituita da numerosi polipi uniti da una struttura calcarea, composta a sua volta da rametti cilindrici con calici sempre rivolti verso l'alto. Si tratta del più grosso fra i madreporari del Mediterraneo, che cresce su fondali rocciosi o detritici a partire da pochi metri di profondità e può formare dei cuscinetti anche di 50 cm di diametro. La Cladocora caespitosa è una specie fotofila, che vive cioè fin dove la luce penetra in profondità, capace di costruire vere e proprie scogliere.

@ Una inaspettata simbiosi con un'alga

  
Madrepora pagnotta (Cladocora caespitosa)
Foto di Massimiliano DE MARTINO
All'interno delle colonie dei madreporari è particolarmente importante la presenza di alghe unicellulari simbionti dette zooxantelle, le quali le conferiscono una colorazione verdastra. La particolarità di tale rapporto consiste nel fatto che l'alga, vivendo all'interno della colonia, ha il vantaggio di essere protetta dai suoi predatori e beneficia di sostanze necessarie per la fotosintesi clorofilliana, quali CO2, fosfati e nitrati provenienti dal metabolismo dei polipi; in cambio, aiuta la colonia favorendo l'eliminazione dei metaboliti e contribuendo ai processi di costruzione dello scheletro calcareo.

La Cladocora caespitosa dei mari temperati, e quindi anche del Mediterraneo, è indicata da alcuni studiosi priva come di zooxantelle, e per tale motivo nei nostri mari non è considerata costruttrice di vere e proprie scogliere coralline (per questa ragione viene definita madrepora non ermatipica). Tuttavia sono state segnalate colonie molto estese in più punti di immersione, come nel Tirreno settentrionale al largo di La Spezia e nell'Adriatico al largo di Brindisi; in quest'ultimo sito è stata rilevata una colonia di circa 2 m di lunghezza per 80 cm di larghezza.

@ La “costruzione” del coralligeno

La Cladocora caespitosa ricopre, in alcune zone situate in prossimità di scarpate rocciose, vasti tratti di fondale a partire dai 10 metri di profondità, e contribuisce in modo importante alla formazione di particolari “barriere coralline”, il cosiddetto coralligeno. Si tratta di un substrato formato da un insieme di concrezioni calcaree, secrete principalmente da alghe rosse calcareee, antozoi, serpulidi e briozoi. Crescendo, col tempo, le concrezioni finiscono con l'accumularsi fino a formare veri e propri "scogli" sommersi, anche molto estesi, di forma varia. Il risultato è, pertanto, la costruzione di edifici di roccia, ricchi di concamerazioni, fessure, buchi, ripari, che offrono ospitalità ad una miriade di organismi animali.

Il coralligeno si sviluppa ad una profondità compresa fra i 50 e 140 metri (in Puglia questi "scogli" si formano, eccezionalmente, a partire dalla batimetria di circa 15 metri) e si trova nel piano circalitorale; questo ambiente per convenzione si estende oltre il limite stabilito delle praterie di Posidonia oceanica, una pianta superiore con radici, fusto, foglie, fiori e frutti (quindi non è un'alga!), lì dove la vita dei vegetali diventa difficile per scarsità di luce.

@ Le diverse forme delle colonie

  
Diagramma proposto da Abel (1959): forma delle colonie in funzione dell’idrodinamismo (in ascisse) e dell’intensità luminosa (in ordinate).
La Cladocora caespitosa cresce su substrati sia rocciosi sia sabbiosi, ed è presente in acque calme cosi come in zone esposte a forti correnti ed all'azione delle onde. Di conseguenza, la forma della colonia varia considerevolmente secondo i tassi di sedimentazione delle particelle che cadono sul fondo e l'azione meccanica delle acque, assumendo le forme di cespuglio, di cuscino o di albero.

Secondo gli studi condotti da Abel (un biologo marino) nel 1959, la forma globosa delle colonie di Cladocora caespitosa si rinviene in particolari condizioni ambientali, caratterizzate da forte idrodinamismo e buona intensità luminosa. Le forme più ramificate, di contro, si ritroverebbero in ambienti dove l'azione meccanica delle onde è trascurabile (in ambienti di mare protetto o ad alte profondità) e scarsa intensità luminosa.


  
Rilevamenti in immersione del coralligeno (-20 m) e del posidonieto (-11 m) secondo il metodo di ricerca a schema circolare con un raggio di 20 metri: in celeste le colonie di Cladocora caespitosa rilevate (disegno di Raffaele ANNESE).
Nel corso di alcuni studi sul rilevamento dei fondali prospicienti la baia di Torre Canne, in provincia di Brindisi, gli operatori hanno documentato la presenza delle colonie sia sul coralligeno sia sulla roccia affiorante all'interno delle praterie di Posidonia oceanica, partendo da una profondità di 8- 10 metri fino ad arrivare ai 20- 25 metri. Le forme prevalentemente riscontrate sono cuscinetti che raggiungono un diametro compreso tra 10 e 50 cm.

In letteratura, inoltre, sono noti cospicui esempi di fossili di questa specie risalenti al Pleistocene (epoca del Quaternario compresa tra 1,8 e 0,01 milioni di anni fa). Sia i fossili sia le colonie attuali si rinvengono prevalentemente in due forme: numerose piccole colonie sub-sferiche in popolazioni dense (denominate “banks”, banchi) oppure ampie formazioni alte qualche decimetro ed estese per diversi metri quadrati (dette “beds”, letti). Entrambe le tipologie vengono studiate nell'ipotesi che la Cladocora caespitosa sia un bio-indicatore di un clima temperato-caldo, e quindi importante per riconoscere i cambiamenti climatici succedutisi nelle varie epoche geologiche.

@ L'impatto dell'uomo sull'ambiente

In alcuni siti di immersione si è constatato frequentemente che le praterie di Posidonia oceanica, in cui la madrepora viene spesso rilevata, sono in evidente stato di degrado (che in termine tecnico si definisce “stress”) in quanto si presentano in fase regressiva. Sono stati, infatti, ritrovati a varie profondità alcune colonie di Cladocora caespitosa morte, a volte anche sradicate dal substrato roccioso, probabilmente ad opera di pesca a strascico effettuata nella zona.

Cause naturali e cause antropiche si sommano, provocando il cambiamento delle condizioni di vita nei nostri fondali: l'espansione delle popolazioni umane ha determinato una crescente pressione sul mare, e sulla fascia costiera in particolare, provocando inquinamento, distruzione di diversi habitat e un progressivo aumento delle attività di pesca (anche di frodo). Il mare che purtroppo, ancora in molti casi, viene sfruttato in maniera irrazionale e spesso utilizzato come discarica, andrebbe invece salvaguardato al fine di tutelare e proteggere le nostre... “piccole” scogliere coralline!

 « | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | » Torna all'elenco 

Hosted by AstraNet Leggi gli articoli di MondoMarino.net

Copyright © 1999 - 2017. Tutti i diritti riservati.
E' vietata la riproduzione in qualsiasi formato, e su qualsiasi supporto, di ogni parte di questo sito senza l'autorizzazione scritta dell'autore.
Sito realizzato da Mauro ROMANO, fotografie dei rispettivi fotografi.
Service Provider AstraNet